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Le conseguenze sui pubblici esercizi per l’aumento dell’Iva

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aumento-ivaL’aumento dell’Iva ordinaria dal 20 al 21% è stato confermato da palazzo Chigi al termine del vertice di maggioranza come misura per ottenere un maggior gettito nelle casse dello Stato e arrivare ad un miglioramento del  bilancio pubblico per un importo stimato intorno ai 4,9 miliardi. Secondo una valutazione del  Sole 24 Ore, il ritocco dell’Iva peserà sul Nord per 2.719,1 milioni di euro, sul Centro Italia per 1.193,7 milioni e sul Sud per 968,6 milioni.
La Confcommercio ha sottolineato la propria totale contrarietà all’aumento dell’Iva per le conseguenze negative che porteranno ad un impatto negativo sul Pil e ad effetti depressivi sui consumi. Resteranno invariate le due aliquote ridotte. La prima al  10% sui servizi turistici (bar, alberghi, ristoranti) e su determinati prodotti alimentari (carni, latte conservato, uva da vino, tè, spezie, riso, acqua minerale, birra, cacao), ecc.
La seconda al 4% sui generi di prima necessità, quali i prodotti alimentari (latte fresco, burro formaggi e latticini, frutta, frumento, farina, olio d’oliva) la stampa quotidiana o periodica, gli alimenti e le bevande nelle mense aziendali, le prestazioni socio – sanitarie ed educative, ecc.
Per Marco Venturi, presidente di Confesercenti, si tratta di un “onere sulle famiglie ed un freno per l’economia che fanno di questa manovra sempre di più un cane che si morde la coda. Si decidono sacrifici seri per far superare un momento di grande difficoltà, ma poi si mettono paletti sempre più stretti alla ripresa  dell’economia”.
Per Edi Sommaria, le conseguenze saranno negative anche sul turismo, che ha reagito all’aumento del tasso di inflazione generale del 2,8% sul 2010, aumentando i prezzi “del turismo” solo dell’1,8%: “un atteggiamento virtuoso – commenta il direttore generale, Edi Sommariva – che sarà van ificato a danno di turisti e consumatori”. Secondo Fipe l’aumento dell’IVA avrà ripercussioni molto pesanti. Gli esercenti si troveranno a decidere se scaricare questo aggravio sui menu e sui listini prezzo al pubblico, quindi sul consumatore, con conseguenze negative sull’inflazione e con l’effetto boomerang dovuto agli effetti  depressivi sui consumi, oppure se assorbire gli aumenti a casa propria, in aggiunta a quelli delle materie prime, degli affitti e dei costi di gestione dei locali che già mettono a rischio la sopravvivenza di un numero crescente di attività.

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