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La Rai fa un passo indietro. Nessun canone per computer, tablet e smartphone

rai-no-canone-speciale-aziendeDopo un confronto serrato con il Ministero dello Sviluppo Economico, la Rai fa un passo indietro e smentisce la richiesta di pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, tablet e smartphone.
La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai – recita il comunicato stampa Rai – si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali  imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più televisori.
“Ciò quindi – continua il comunicato – limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone. Si ribadisce che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore”.
Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.
Secondo fonti ministeriali il Dipartimento comunicazioni del ministero sarebbe intervenuto facendo notare a Rai che imporre un pagamento a scapito dei beni digitali avrebbe penalizzato lo sviluppo tecnologico in Italia, proprio in una fase strategica in cui il Paese sta cercando di potenziarlo e mentre il governo lavora alla Agenda digitale, per portare l’Italia nel futuro con l’utilizzo di Internet, strumento strategico per creare posti di lavoro e far crescere l’economia. La Digital Agenda è uno dei 7 “obiettivi faro” dell’Ue per avere una crescita “inclusiva, intelligente e sostenibile” con l’obiettivo, nel 2020, di portare la banda larga di base a tutti i cittadini europei entro il 2013.
Il balzello che la Rai voleva imporre a imprese e professionisti per il possesso di pc, tablet e smartphone era stato giudicato un’assurda forzatura giuridica anche a giudizio del presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi.
“Innanzitutto va chiarito – aveva dichiarato Parisi – che i pc non sono stati concepiti per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive, ma per innovare l’organizzazione del lavoro e la comunicazione. Il fatto che possano ricevere segnali televisivi lo si deve al processo evolutivo del mondo digitale, di cui lo stesso settore radio tv ha fortemente beneficiato per il suo sviluppo”.
Il ministero ha condiviso questa posizione l’ha fatta propria formalmente e facendo fare un dietro front alla Rai che ora nega di aver fatto richiesta di pagamento del canone.

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