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Rischio stangata dell’Iva con la nuova manovra

Grazie alla manovra del Governo, se entro la fine di settembre 2013 non ci sarà un recupero nella spesa sociale, verranno applicate maggiorazioni dell'Iva per quel concerne: beni di prima necessità, altri beni di consumo quotidiani, energia elettrica, acquisto prima casa ed editoria, cosicché il cittadino avrà sempre minore capacità di spesa.

governo-inasprimento-iva-manovraGià la spesa per un cibo sano è ridotta ai minimi termini nel paniere dei consumi degli italiani. Ora ci si mette anche la manovra che, con i suoi tagli lineari delle agevolazioni, rischia di produrre un inasprimento dei prezzi sui beni di prima necessità.
La norma prevede che, nel caso non venissero adottati entro il 30 settembre 2013 i provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale di riordino della spesa sociale, che consentano un recupero non inferiore a 4.000 milioni di euro per il 2013 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dal 2014, saranno applicate maggiorazioni dell’Iva ai prodotti di prima necessità, come pane, latte, frutta, ortaggi, olio, pelati, burro, formaggi, latticini che passerà dal 4% al 4,8 % nel 2013 e, in modo definitivo, al 7,2% dal 2014.
Mentre crescerà dal 10 al 12% per altri beni di consumo quotidiano, nello specifico: carni e pesci freschi e congelati, prosciutto, salumi, yogurt, miele, cioccolato, acqua minerale, birra, energia elettrica per uso domestico, alberghi, motel, campeggi, somministrazioni di alimenti e bevande (bar e ristoranti).
La norma avrà pesanti ricadute anche sull’acquisto della prima casa e sull’editoria, dove l’Iva vedrà una maggiorazione dal 4 al 7,2%.
Il risultato, in qualsiasi caso finisca, resta sempre uno: che a pagare è il comune cittadino che si vede contrarre ogni giorno di più la sua capacità di spesa. Questi esercizi di fisco creativo trovano la strada più facile, cioè quella di pescare sempre nelle stesse tasche di chi paga abitualmente le tasse, ma ancora una volta non è con misure di questo tipo, che non incidono in maniera strutturale su un nuovo modello di sviluppo, che l’Italia potrà ripartire.

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