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Per i salumi italiani un 2010 più che positivo

lisa-ferrarini-presidente-assicaUn 2010 positivo per i salumi italiani, con ottime performance sul fronte dell’export e una crescita interna dei consumi. L’analisi del settore è stato uno dei temi affrontati in occasione dell’assemblea annuale di ASS.I.CA., l’associazione degli industriali delle carni, che si è svolta a Parma, presso il quartiere fieristico, giovedì 23 giugno.
La domanda interna, con una crescita del 3,1%, unita alla forte crescita dell’export, pari al 13,2% sia a volume che a valore, ha generato una produzione di salumi (compresa la bresaola) di 1,221 milioni di tonnellate. Il valore complessivo nel 2010 è arrivato a toccare quota 7.928 milioni di euro (+4,3%).
I prodotti leader rimangono i prosciutti: al primo posto i crudi, con una produzione di 307.400 tonnellate (+9,6%), che nel 2010 hanno scalzato il primato ai cotti, la cui produzione è pari a 286.100 tonnellate (+3,7%). Entrambi i prodotti rappresentano insieme il 48,6% in quantità e il 52,1% in valore dell’intero comparto.
Non meno significative le altre produzioni come la mortadella, salita a 176 mila tonn. (+1,3%) per un valore di 672 milioni di euro (+0,3%). Decisamente buono il 2010 anche per i wurstel, che hanno registrato un aumento del 3,9% sia in quantità (66.400 tonn.) sia in valore (237 milioni di euro). Questo andamento positivo è dettato, tra le varie ragioni, dall’orientamento dei consumatori verso prodotti a basso costo e di alto valore nutritivo.
Un segno della crisi che si riversa in un aspetto positivo per il comparto che sta comunque virando in maniera decisa verso la qualità riconosciuta.
Un 2010 buono anche per gli altri prodotti della filiera come salami, coppe, pancette e bresaole che si attestano su aumenti di uno o due punti percentuali, mentre per lo speck la performance è decisamente marcata: 29.500 tonn. per un +6%, per un valore pari a 292 milioni di euro con un +6,6%.
Un grande valore, quello sei salumi italiani, ascrivibile a pieno titolo al made in Italy di qualità. Non a caso i prodotti a denominazione d’origine rappresentano il 25% dell’intera produzione e i 34 salumi italiani dotati di DOP e IGP rappresentano un terzo del patrimonio dei prodotti carnei europei.

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