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Una sommelier per amica: Adua Villa ci racconta il suo libro, da leggere in un sorso.

cover-una-sommelier-per-amicaPer sapere come sceglierlo, il vino va capito. Che cos’è, come è fatto e da dove proviene sono le premesse di base, domande che hanno a che vedere con la terra e la tradizione, e quindi con l’uomo e la sua storia. Riconoscere le sensazioni che sprigiona per trovare l’abbinamento giusto e servirlo nella maniera corretta può cambiare il corso di un incontro, conviviale o romantico che sia: la bottiglia giusta, si sa, aiuta la conversazione, ammorbidisce gli animi e aumenta la complicità. Se poi è costata il giusto e non ci si svenati, si è pure più contenti. Di questo e molto altro ancora scrive con eleganza, semplicità e allegria Adua Villa nel suo libro “Una sommelier per amica”, edito da Sonzogno, in uscita il 3 ottobre prossimo.

Sommelier Master Class e docente AIS, volto televisivo per dieci anni a La prova del cuoco, conduttrice di Le stagioni su Alice tv e voce femminile di Decanter su Radio Due, Adua Villa racconta come avvicinarsi al mondo del vino con curiosità e praticità, attraverso 141 pagine di aneddoti divertenti, consigli su come evitare gli errori più comuni e indicazioni sui vini jolly da tenere sempre a casa, in un linguaggio comprensibile privo di tecnicismi, rivolgendosi a un pubblico di lettori e consumatori che desiderano saperne di più, ma anche, perché no, agli astemi.

“Io stessa ho cominciato a fare questo lavoro da astemia, mio padre era un grande appassionato ma il mio primo bicchiere fu un Cabernet Sauvignon cileno, assaggiato quando vivevo in Sud America. Ero più affascinata all’aspetto simbolico del vino, dall’importanza che aveva nelle religioni, e ho iniziato a studiarlo, coniugandovi la passione per la vita all’aria aperta e il mio amore per la terra” ci racconta Adua, raggiunta nel suo tour di presentazioni-degustazioni in corso in tutta Italia.

Non è un manuale specifico per chi è già un grande intenditore dunque, ma un percorso più easy alla portata di tutti?
“Esattamente, non volevo scrivere una vera e propria guida, infatti non consiglio alcun «nome»: racconto i vitigni e i territori e, per capire meglio il percorso storico e culturale che il vino ha compiuto fino ad oggi, c’è una parte dedicata alle cantiere storiche d’Italia. Il vino risente di un retaggio forte di secoli, un po’ rigido, per cui si «deve» berlo in un certo modo e basta e spiegarlo altrettanto; però così si esclude chi ne sa meno o non conosce tutti i vocaboli tecnici. Mi sono messa in gioco in queste pagine, traducendo il «linguaggio medico» del mondo vinicolo in concetti semplici e chiari.

Per chi è astemio ma vuole rimediare, cosa consigli come primo assaggio?
“Sempre un vino autoctono, del proprio territorio. Si impara a partire da ciò che si conosce, dai sapori che si incontrano nell’aria di casa propria.”

E dopo questo imprinting sensoriale, come si può fare per riconoscere i sapori al naso e in bocca?
“Avere testa, come in tutte le cose. Se bevi attentamente, immagazzini le sensazioni dei primi sorsi, con intelligenza. Nella degustazione si mette in modo la parte sinistra del cervello, quella deputata al linguaggio: le parole, nozionistiche o personali, associate al ricordo, ritorneranno spontaneamente.”

Parliamo di bicchieri. Quanti ne occorrono a casa? E la coppa di champagne serve davvero?
“Il bicchiere da degustazione risolve il 70%, dai vini aromatici bianchi, ai rosati, ai rossi di media struttura, alle bollicine. Del flute si può anche fare a meno, ma per un moscato spumante non possiamo non avere la coppa più larga, che regala maggiore equilibrio, altrimenti in bocca sarebbe troppo dolce: molti non amano questo vino solo perché usano il bicchiere sbagliato. La coppa per lo champagne invece oggi non ha più senso: tempo fa aveva un residuo zuccherino molto elevato, quindi un contenitore ampio era necessario, mentre adesso il gusto è cambiato.”

Quali sono le bottiglie che non dovrebbero mancare in nessuna casa italiana?
“Sicuramente qualche bianco friulano, un rosso del centro Italia, Sangiovese o Montepulciano che risolve molte situazioni, e un passito, un Primitivo, perfetto anche con una barretta di cioccolato spezzettata.”

Cena in compagnia e cena a due: cosa stappo?
“In gruppo, è bello portare a tavola una bottiglia da un litro e mezzo, in un volume più grande il vino si consuma meglio. E poi è chic. Per una serata romantica, magari a base di pesce, bollicine a tutto pasto, da uno Charmat a un Metodo Classico, ma anche un Vermentino, di grande appeal, che spesso si associa al ricordo piacevole delle vacanze di mare, o un Gavi piemontese, molto elegante.”

Nel libro (presto tradotto anche in inglese e probabilmente in cinese, ndr) c’è un capitolo dedicato ai cocktail a base di vino: una nuova tendenza?
“Sono stata molto attaccata per quella parte, perché il cocktail snaturerebbe il vino… sciocchezze, è soltanto un uso diverso. E poi, pensiamo al Bellini!”

E la “moda” di farsi il vino da soli?
“La regola è una: darsi delle regole, ascoltando i consigli di chi, nel proprio territorio, lo fa da sempre. Altrimenti lasciare perdere.”

Quali sono gli errori che si potrebbero evitare?
“Te ne dico due: usare il cavatappi a omino, che non consente di capire se sto perforando il sughero come fa invece quello ergonomico a due pinze. Il secondo riguarda la conservazione della bottiglia: la scatola di legno dentro cui è stata regalata è solo un trasporto, dentro il vino non traspira, levatelo di lì! Levatelo anche dalla scarpiera e dalle ruote della ciclette… E va bene aspettare un’occasione speciale per aprirlo, ma non lasciate lo champagne in frigo per un anno, come fece un mio amico: con quella bottiglia, gli ho cucinato il risotto!”

Capito? Andiamo tutti a svuotare lo sgabuzzino.

“Una sommelier per amica”
Adua Villa
Edizioni Sonzogno
In libreria dal 3 ottobre 2012

Alessandra Locatelli

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