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Sostiene Peretti…

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Custoza e altra Garganega, ovvero l’incontro tra i vini che hanno come base l’uva più diffusa nel territorio che spazia dal Garda Veronese ai Colli Berici, è l’ultima iniziativa, in ordine temporale, di una serie che il Consorzio del Custoza sta attuando per valorizzare un vino che rappresenta la quarta DOC dei vini bianchi fermi in Italia.

L’evento si è svolto nei giorni scorsi a Villa Venier, una seicentesca magione in procinto di diventare sede del Consorzio, dove una trentina di produttori di Custoza hanno messo a confronto i loro vini insieme ad altri provenienti dai territori in cui alligna l’uva Garganega: Soave, Colli Berici, Colli Euganei, Gambellara. L’anteprima dell’evento – Custoza Plus – ha visto invece protagonista il piatto per eccellenza del territorio di Custoza: la trippa, preparata in quattro diverse versioni, in abbinamento perfetto con il vino bianco più famoso dell’area veronese. In quest’occasione abbiamo incontrato Angelo Peretti, direttore del Consorzio del Custoza da circa un anno, incarico che va ad integrarsi con la direzione dell’altro importante consorzio dell’area gardesana: Il Bardolino Chiaretto.

Ma il Custoza non è un vino del lago” precisa subito Peretti. “Pur essendo territori che i sovrappongono come zone di produzione, i vigneti del Custoza non raggiungono il lago e il vino che si produce deve contribuire a valorizzare le colline di Custoza, un luogo che vanta una propria storia e identità”.

Partiamo allora da qui: quali sono le caratteristiche e i numeri di questo vino?

Un territorio vitato di 1.300 ettari, 50 produttori, 12 milioni di bottiglie, quattro tipologie previste dal disciplinare: Custoza, Custoza Superiore, Custoza Spumante e Custoza Passito. Un completamento di gamma, avvenuto alla fine del secolo scorso, per affrontare adeguatamente i mercati”.

Su quali mercati è diffuso il Custoza?

“Proprio qui sta il problema. Oggi il consumo del Custoza è, per l’85%, sul territorio veronese. Il resto nella bassa Germania, per ovvi motivi dettati dalla radicata presenza turistica dei tedeschi sul Lago di Garda. Ma avvertiamo l’esigenza di estendere tanto i mercati quanto la conoscenza delle notevoli potenzialità che il Custoza esprime”.

Quali sono le strategie che il Consorzio intende attuare?

“Abbiamo iniziato dall’identità, cambiando nome alla denominazione. Prima era Bianco di Custoza, ora si chiama Custoza. Un segnale preciso di identità del territorio in cui si produce. La seconda fase è puntare sulla longevità del vino. Non è un caso che in questa manifestazione abbiamo organizzato, per i giornalisti, una degustazione di quei, purtroppo, pochi Custoza che arrivano fino al 1999. Sono profondamente convinto che il Custoza abbia molto da esprimere in questo senso”.

Qual è l’obiettivo di questa possibile scelta?

“Innanzitutto il valore aggiunto che verrebbe conferito al Custoza, anche in termini economici. Poi la possibilità di soddisfare i palati di tutto il mondo. Il Custoza si presenta e si vende abitualmente come vino di pronta beva, adatto ad essere aperitivo, con aromi floreali spiccati. Se assaggiato dal quarto anno in poi emerge un vino di carattere, di grande mineralità, con sentori speziati. Un vino invidiabile dal punto di vista degli abbinamenti. Provare per credere. Io l’ho fatto sulla base del mio empirismo vinicolo, ma i riscontri che stiamo avendo dalle diverse degustazioni sono decisamente soddisfacenti”.

Anche in questo territorio, come nella maggior parte delle zone vinicole italiane, si confrontano grandi e piccoli produttori, con tutte le contraddizioni del caso. Quali devono essere le strade da percorrere per coesistere sui mercati?

“Essere consapevoli che sono mercati e target diversi. Con prezzi diversi, forniture, logistiche e consumi diversi. Ai grandi produttori i grandi numeri che solo la distribuzione organizzata riesce a gestire. I piccoli produttori devono invece guardare al mercato dei vini di grande carattere. In tal modo potranno aumentare il proprio valore aggiunto”.

Come si comporta la ristorazione locale rispetto ai vini del territorio?

Qui è solo Custoza. Basti pensare che a Custoza l’associazione dei ristoratori è nata attorno a questo vino, organizza il Galà de Custoza. Ha dovuto cambiare nome quando abbiamo cambiato a denominazione. Prima era associazione dei ristoranti del Custoza. Ora sono i ristoranti di Custoza, un percorso condiviso con noi per evitare confusione di ruoli. Invece, se si va a Verona, e si chiede un bicchiere di vino come aperitivo, è certo che in quel bicchiere c’è Custoza”.

Quali sono i rapporti con gli altri vini del Garda?

“Sul mercato italiano i brand sono e devono rimanere distinti. Sul mercato internazionale ci presentiamo come Garda Wines, con i tre colori dei vini: Custoza e Lugana, Chiaretto, Bardolino. Lo riteniamo un buon modo per rafforzare l’identificazione di un territorio”.

E come si promuove un vino? Come lo si deve presentare?

Il vino è una bevanda… santiddio! Noi vogliamo che i nostri consumatori siano molto rilassati nell’incontro con il vino. Lo vivano partendo dall’unica vera percezione: mi piace/non mi piace. E poi il vino è inscindibile dal cibo, il vino accompagna la convivialità e il piacere. Abbiamo dato un nome a questa visione: Stile Custoza”.

Luigi Franchi

Per saperne di più: www.vinocustoza.it

 

 

 

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