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Terra dei fuochi: è decreto legge. Ma, così, serve davvero?

È notizia di questi giorni che il Governo ha abbia dato via libera al Decreto legge “Terra dei fuochi”. Di fatto si tratterebbe  di iniziare un’operazione che unisca monitoraggio, indagine e perimetrazione delle aree contaminate, per poi estendere l’intervento anche nel resto delle zone agricole della Campania. A indagine conclusa si otterrebbe dunque una mappa con le aree food e no food, a salvaguardia della salute dei cittadini. Inoltre il decreto introduce il reato di combustione illecita di rifiuti, punito con il carcere e non con una mera sanzione.

“Questo decreto è un punto di inizio per una nuova Campania, dove la legalità è un valore applicato quotidianamente. Era un atto doveroso per i miei concittadini e per tutti quegli agricoltori onesti che sono schiacciati tra la camorra e un danno di immagine spropositato.” – ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali  Nunzia De Girolamo –  “La perimetrazione sarà svolta in ogni territorio dagli enti preposti che saranno supportati dai corpi di polizia specializzati. Se i proprietari non daranno accesso ai loro fondi, quelle terre saranno inserite automaticamente tra quelle dove non è possibile produrre alimenti”.

Il programma operativo sarà finanziato dal POR Campania 2007-2013, dal Piano di Azione e Coesione e dalle misure che saranno adottate nella programmazione dei fondi europei e nazionali 2014-2020. La Campania, ricordiamo, è la terza regione in Italia per produzione agricola con oltre 136.000 aziende e 65.000 addetti che operano nel settore.

Cia Confederazione italiana agricoltori ha così commentato il decreto: “un notevole passo avanti per cominciare ad affrontare con adeguati strumenti normativi l’emergenza ambientale, ma anche economica, che sta vivendo la Campania; contemporaneamente, però, non si può dimenticare l’effetto psicosi generato dal dramma della Terra dei fuochi che solo nell’ultimo periodo ha fatto crollare del 35-40% le vendite dei prodotti tipici campani, con danni a tutto il sistema agroalimentare regionale, che da solo vale 5 miliardi di euro l’anno”.

Coldiretti ha sottolineato che “resta necessario spostare l’attenzione su tutto il territorio anche con destinazione diversa da quella agricola, perché l’inquinamento delle acque e dell’atmosfera non può rimanere confinato al solo perimetro delle aree coltivate: probabilmente occorre mettere sotto controllo proprio la serie degli effetti provocati dall’inquinamento di aree extra agricole come cave e altre aree abbandonate. Si tratta di mettere a punto un programma finanziario per gli interventi che possa fare riferimento anche ai fondi che raccolgono i proventi dei beni confiscati alle mafie”.

Il presidente di Confagricoltura Mario Guidi auspiaca una rapida mappatura circostanziata che, con i risultati scientifici, consentirà di certificare definitivamente i terreni “così da sfatare per sempre, e una volta per tutte, gli infondati timori che tutti i prodotti della Campania siano contaminati e tutti i terreni destinati all’agroalimentare della regione pregiudicati dal grave inquinamento”.

Opinione condivisa anche dal Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP: “Tutte le iniziative prese sono condivisibili, non a caso le stiamo chiedendo da tempo.” – ha dichiarato il direttore Antonio Lucisano – “Manca però nel decreto un intervento di salvaguardia dell’immagine delle produzioni locali. Solo tra  ottobre e novembre c’è stato un calo di richieste del mercato tra il 30 e il 40% per una perdita di 20 milioni di euro, solo per il nostro comparto. Noi siamo la Fiat del Mezzogiorno e parliamo di un comparto che dà lavoro a 15mila addetti. La nostra è un’agricoltura fondata sulle eccellenze vere, autentiche che derivano da millenni di storia, tutto questo è sostenuto da piccolissime imprese che non hanno possibilità di affrontare questa tempesta mediatica. Forse non ci si rende conto che è indispensabile un supporto delle istituzioni sui reali requisiti di salubrità di questi prodotti e che è necessario un supporto economico per specifiche campagne di comunicazione. Nel nostro piccolo stiamo facendo delle cose ma è una goccia nel deserto e in un mare di diffamazione”.

La mozzarella di bufala campana dop è sottoposta, come vi abbiamo raccontato qui, a una serie di controlli capillari che ne garantiscono la qualità. Occorre agire con tempestività ma anche con razionalità, senza dimenticare quelle migliaia di persone che agiscono in maniera onesta ma che vedono a rischio le proprie aziende e il proprio lavoro perché dentro un vortice, anche mediatico, che non fa bene a nessuno. Atteniamoci dunque a fatti e distinguiamo, nelle campagne informative, la serietà dagli scarti.

Alessandra Locatelli

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