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Il tic e tac della Mère Poulard

mere-poulardTic e tac, tic e tac, tic e tac, tac, tac. Il rumore è quello della frusta a sbattere in un paiolo, la sensazione è di sonorità volute: qualcuno guida il gioco e lo guida bene, cambia ritmo e altri lo seguono.
All’entrata di Mont St. Michel, superata la piccola piazza che è un babele di lingue parlate da turisti di tutto il mondo, il ritmico sbattere le uova dei cuochi della Mère Poulard attira i visitatori meno frettolosi, quelli capaci di sentire la musica dentro al baccano del consumismo che regna nel lungo snodo di piccoli negozi fino su in alto quasi a ridosso della Basilica.

Annette Poulard aprì nel 1888 questo piccolo rifugio per pellegrini provenienti da ogni dove e usava tenere acceso il suo grande camino che forniva calore e le permetteva di tenere al caldo le uova sbattute, ingrediente fondamentale della sua famosa ricetta – il segreto è ancora ben custodito – per sfornare omelette tanto ampie quanto soffici e gonfiate al punto giusto.

Ancora oggi i cuochi ripetono, nello stesso camino, gli stessi gesti in un tempo che sembra essersi fermato. Fotografare il ritmo, ascoltare lo svolgersi di un impasto di lunga tradizione è il giusto preludio ad un pranzo in una sala arredata con l’attenzione tutta francese ai particolari. Non è certo a buon mercato, ma vale la pena entrare in un mondo ovattato – la frenesia che c’è fuori sembra tenersi fuori dalla sala quasi con rispetto – per assaggiare una omelette che non si troverà mai da nessun altra parte, con lo stesso grado di eleganza, perfezione e assoluta qualità da più di cent’anni.

Le uova sbattute sono preparate al mattino e conservate per tutto il giorno per consentire anche la cena con omelette e  farciture diverse, ma tutte di altissima qualità – il salmone che ho assaggiato non aveva certo molti rivali.

Quando si esce è d’obbligo uno sguardo alle fotografie appese alle pareti. Ci sono i grandi di tutto il mondo: politici, attori, reali, diplomatici, campioni dello sport. Appena prima di uscire colpisce, sulla sinistra, la fotografia di un soldato americano, il Generale Bradley, il vice di Eisenhower sbarcato a Utah Beach nell’ultima guerra che possa dirsi epica, senza droni e con la certezza di sapere chi erano, al di là degli orrori che in guerra si trovano da entrambe le parti, i cattivi più cattivi.

Si esce con la sensazione di essere stati per qualche ora dentro la storia e rimane la nostalgia di sapere come può essere il soggiorno, non certo economico, in questo antico rifugio diventato hotel di charme quando la calma delle sere sotto l’Abbazia vince la folla dei turisti che abbandonano il monte e  disegna un silenzio che è solo il preludio di una colazione fatta al suono dei cuochi che iniziano un altro giorno… tic e tac, tic e tac, tic e tac, tac, tac.

La Mère Poulard
Grande Rue BP 18
50170 Le Mont-Saint-Michel, France
http://www.merepoulard.com/

Leonarda Vanicelli

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