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Alla scoperta di Podere Forte in Val d’Orcia

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val-dorcia-viaggiatoreLe differenze sostanziali che ho trovato nel mio viaggio in Val d’Orcia, prima e dopo che l’intera valle venisse dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità, sono le persone che credono di più ai luoghi in cui vivono, ne hanno cura, condividono i loro desideri: come Simone che, smessi i panni del manager della telefonia, ha aperto Librorcia, una straordinaria libreria che affaccia sulla vasca termale di Bagno Vignoni.
O come Iva, che ogni giorno presidia il bivio tra Castiglione e Rocca d’Orcia, dal negozio del Consorzio Agrario di Siena, dove si compra la Pasta dei Coltivatori Toscani da condire con i ragù di carne e di cinghiale che prepara con le sue mani. Più che un negozio è un vero e proprio ufficio di informazioni turistiche in grado di fornirti tutte le informazioni necessarie a scoprire i luoghi bellissimi d’intorno.
È lei che mi indica la strada per Podere Forte, un minuto dopo che l’aveva spiegata a “quelli dell’Osticcio, gli ho anche dato un pezzo di pecorino da portare a Rocco per la degustazione” mi dice. Chi sono quelli dell’Osticcio lo scoprirò poco dopo, quando incontro Rocco Lettieri all’arrivo al podere.
Con Tullio e Francesca Scrivani, quelli dell’Osticcio enoteca di Montalcino, condivido il viaggio alla scoperta di Podere Forte e lo stupore che, ad ogni angolo, ci prende. La colpa è di Rocco Lettieri, amico di antica data, che si è trasferito a Podere Forte, chiamato dal patron della tenuta a fare le pubbliche relazioni.
Ma qui, tra ulivi, vigneti, maiali di cinta senese e pollai ambulanti, il termine stride. Meglio dire che Rocco ci mette davvero il cuore a raccontare la stupefacente avventura di Pasquale Forte e del suo Podere.
Pasquale Forte arrivò nel 1997 per acquistare la casa per il suo relax, fuori dal vortice di relazioni internazionali che la sua attività imprenditoriale comporta. Ma quando mai si è visto un imprenditore stare in relax.
Dopo tredici anni quel podere è diventato una tenuta di 132 ettari dove su ogni cosa prevale il rispetto assoluto dell’ambiente, in cui scienza, tecnologia e sensibilità umana si fondono in maniera tangibile.
Lo vediamo, con Tullio e Francesca e Katia (la sommelier che lavora con loro), viaggiando per le strade della tenuta, sulla jeep guidata da Rocco che, ad ogni curva, si svela ciò che si vede da ciò che non si vede più, come le canalizzazioni che sono state fatte per  realizzare undici terrazzamenti su cui sorgerà il vigneto più bello dell’intera tenuta. L’estetica è al centro di ogni scelta, si tratta però di estetica applicata, come il vigneto ad anfiteatro per cogliere tutti, ma proprio tutti i raggi del sole toscano.
L’orto botanico, dove si trovano tutte le erbe aromatiche necessarie per ogni uso, non è che l’anticipazione di ciò che vedremo di lì a poco: 18 tipologie di piante, selezionate con rigore scientifico, sparse a ridosso dei diversi vigneti con il ruolo di sentinella di malattie o problemi per le uve; 140.000 piante, di ogni specie e tipo, collocate attorno alla cantina che si sviluppa su cinque livelli, di cui tre interrati.
E, in cantina, il genio dell’imprenditore! Pasquale Forte arriva dalla terra, il padre possedeva una tenuta di mille ettari in Calabria da cui la famiglia si spostò per venire al nord, dove Pasquale Forte divenne un imprenditore nel campo dell’elettronica. Le sue competenze tecnologiche sono applicate in questa cantina dove  tutto è perfettamente funzionale ad esaltare i prodotti che la terra offre.
Le uve vengono trattate con un’attenzione maniacale, trasformando gli acini in perle che scorrono individuali sui nastri che le accompagnano al processo di vinificazione. Nei tini entrano solo gli acini perfetti!
“Forte vuole solo il meglio per ogni cosa” racconta Rocco, spiegando che una stretta di mano bastò per suggellare il patto di collaborazione con Attilio Scienza e Donato Lanati. Sotto la loro guida agronomia ed enologia a Podere Forte hanno dato vita a grandissimi vini, come il Guardiavigna o il Petrucci. Quest’ultimo, Sangiovese al 100%, ha fatto letteralmente perdere la testa a Francesca, durante la degustazione guidata da Rocco Lettieri al termine della visita, quando magicamente rispunta il pecorino di Iva. A seguire la scoperta, per me, di uno degli olii più buoni che abbia mai assaggiato: elegante in tutto. Compreso il versatore in legno d’ulivo che accompagna ogni confezione.
Luigi Franchi
Per saperne di più: www.podereforte.it
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