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Osti sull’orlo di una crisi di nervi
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Valerio Massimo Visintin, spirito libero, critica libera

 

Cosa spinge una moltitudine di persone a recarsi ad una presentazione di un libro con l’autore se costui non si rivelerà mai?
Questa stranezza si ripete da qualche tempo ogniqualvolta Valerio Massimo Visintin, critico gastronomico del Corriere della Sera, dia alla stampa un libro o qualche guida della quale sia curatore.
Un gioco nel quale i lettori sono i primi a farsi coinvolgere, non tanto per divertirsi con un po’ di salutare leggerezza, della quale abbiamo tutti bisogno, quanto per sottolineare il proprio apprezzamento e sostegno per una filosofia di vita e di approccio professionale che distingue Visintin da altri colleghi del settore.

Per sintetizzare, il principio che sta alla base del pensiero e del modus operandi di Visintin è che per poter recensire un ristorante “mettendosi nei panni di un qualsiasi cliente” l’anonimato è l’atteggiamento più etico. Questo atteggiamento procura al critico favori e dolori, chi ne apprezza il rigore, chi lo giudica con disprezzo e sufficienza, cercando di sminuirne le doti.

Certamente, però, Visintin scrive molto bene, i suoi pezzi sono godibili, ironici, esilaranti, ma fanno, soprattutto riflettere. Ricorda un po’ il ruolo del Grillo Parlante che dice le cose che non si vorrebbero sentire, ma che in realtà è importante sapere.
Chi, dunque, sa leggere con intelligenza i suoi articoli, magari può sentirsi attaccato, criticato, ma, se pone attenzione, può trarne beneficio e volgere la critica in senso costruttivo, anche quando appare distruttiva.
Una voce della coscienza, insomma, che non deve preoccupare e far temere gli strali del famigerato Visintin, ma deve suggerire che forse il noto critico stia rendendo un vero servizio, finalizzato a farci migliorare.

Ciò vale per la ristorazione, ma anche per il variegato mondo che ne comunica pregi e difetti, perché, forse, il problema sta proprio nell’atteggiamento di noi giornalisti, così come di blogger e affini; Visintin prende in giro tutti, anche se stesso, a volte, ne scrive bene e male, senza preclusioni, ed evidenzia con arguzia gli eccessi visibili ed invisibili.
In fondo un messaggio che si può trarre dal suo comportamento è che i cuochi, i ristoratori, non dovrebbero temere la critica e non dovrebbero cercare di condizionarne il consenso, sarebbe sufficiente essere sicuri di se stessi e della propria professionalità, il resto verrebbe da sé. Allo stesso modo chi critica, chi recensisce non dovrebbe aver rapporti di carattere commerciale che riguardano i ristoratori, perché è evidente che il rischio di interdipendenza e di obbligo reciproco, inevitabilmente derivato dall’essere in affari, sia alto e porti a conseguenze negative. Ciò non significa che i due ruoli debbano restare a distanza, i rapporti umani sono intrinsechi alla nostra natura e la condivisione porta sempre benefici, l’importante è che l’amicizia non si confonda con gli affari, poi sta all’etica di ciascuno come sapersi comportare per salvaguardare la propria moralità e non creare imbarazzi reciproci o condizionare, magari in modo egemonico, un insieme di rapporti, un intero sistema, il settore ne uscirebbe male.

Tornando alla presentazione del libro di Visintin “Osti sull’orlo di una crisi di nervi” una fotografia dissacrante del momento nel quale ci troviamo, raccolta di molti pezzi pubblicati negli ultimi anni sul Blog “Mangiare a Milano” sulla versione on line del Corriere della Sera (qui la recensione di Luigi Franchi), protagonisti sono vizi e virtù dei ristoratori milanesi, pregi e bizze dei critici più o meno famosi e uno spaccato, gustosamente divertente, del nuovo fenomeno voyeuristico del mondo sinteticamente racchiuso nella definizione blogger.

La presentazione, tenutasi nel giardino della Biblioteca di Parco Sempione, ha, dunque, visto una nuova rappresentazione teatrale con in scena due Visintin, identici (in realtà c’era anche tra il pubblico un terzo uomo mascherato, uno dei commentatori più assidui del blog, Aeropago) che si sono passati il testimone nel dialogo con i diversi relatori chiamati a raccontare il libro.

Al gioco, così, ci son stato anch’io, primo Visintin mascherato, ingannando diversi amici, ai quali, una volta rilevata la mia vera identità, ho chiesto scusa, in particolare per tutte le fotografie già scattate e, ormai, false. Il siparietto è stato divertente, i relatori (Anna Prandoni, direttore de La Cucina Italiana, Francesca D’Agnano, alias Singerfood, Ilaria Santomanco, scrittrice e sommelier, Roberta Schira, scrittrice e giornalista del Corriere della Sera, Gian Luigi Paracchini, corsivista del Corriere della Sera, Alberto Schieppati, direttore di Artù), costretti ad indossare la maglietta con logo, hanno celebrato, ma anche criticato, l’approccio visintiniano, il numeroso pubblico di fan e giornalisti ha apprezzato ed alla fine i libri venduti ed autografati erano tantissimi, qualcuno forse con la firma del falso Visintin.

 

Aldo Palaoro

Fotografia di Elisabetta Artemisia Ferrari

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