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Bottura: “mai fidarsi di un cuoco italiano pelle e ossa”
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Vieni in Italia con me

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Non sono mai stato a colazione all’Osteria Francescana, ma conosco bene Massimo Bottura. Ho avuto il piacere di intervistarlo all’indomani del Grand Prix de l’Art de la Cuisine, che gli fu attribuito dall’Académie Internationale de la Cuisineil 31 gennaio 2011, ho assaggiato più volte i suoi piatti in molte occasioni, da Identità Golose a Cento Mani (anche nel suo ufficio durante un incontro di Cheftochef emiliaromagnacuochi, di cui Massimo è fondatore e vicepresidente), ma non ho mai pranzato all’Osteria Francescana e quindi mi astengo dal profferire giudizi e critiche, a differenza dei molti che parlano per sentito dire.
Ma quando ho cominciato a sfogliare e poi leggere d’un fiato il suo libro Vieni in Italia con me è come se all’Osteria Francescana, e anche prima alla Trattoria del Campazzo, fossi di casa tanta è la minuzia di aneddoti e di particolari e di racconti  con cui Massimo Bottura ha riempito le pagine del suo libro, comprese le foto del suo leggendario album d’ispirazione delle passioni.
“È un continuo aggiungerne di nuove e strapparne di vecchie; è in costante movimento, come ogni contemporaneo” scrive Massimo a tal proposito.
E come un autentico contemporaneo Bottura ci svela, pagina dopo pagina, foto dopo foto, i dieci chilometri di distanza che lui vede tra tradizione e modernità. Quello dei dieci chilometri di distanza è un aneddoto da cui lui ha tratto ispirazione per rivoluzionare la cucina italiana; ben lo racconta nel libro, ma non lo sveleremo per non rubarvi il piacere che noi stessi abbiamo provato leggendolo.
“Questo è un libro di ricette profondamente italiano” precisalo chef nella sua introduzione. Vero! Ma a noi piace di più pensare che questo è un libro dell’anima; quella di un cuoco che, sempre, ha voluto condividere la strada verso il successo con tutti i suoi collaboratori, che sempre ha creduto nel valore della terra in cui vive, che qui finalmente racchiude il suo pensiero, la sua visione, il futuro.
Ci entri dentro nella sua cucina, ne capisci il talento e l’attenzione verso una tradizione che non può più essere fatta di “un piatto di tortellini che non ne contiene mai abbastanza. Così ho pensato di attirare l’attenzione sulla qualità della pasta e del ripieno presentandone sei che camminano su un sottile strato di brodo di cappone”. Ecco, spiegata così la tradizione diventa futuro. E ogni pagina di Vieni in Italia con me è infarcita di futuro. Quello che questo Paese merita e a cui dobbiamo dedicare, al pari di Massimo Bottura, ogni nostro impegno.

Luigi Franchi

Vieni in Italia con me
Massimo Bottura
Edizioni Phaidon – L’ippocampo
pag. 301

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