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Vulcania, il Forum internazionale che parte da Soave

vulcaniaUn forum si aggira per l’Italia, partendo da Soave venerdì 8 giugno per approdare a Milo, alle pendici dell’Etna, venerdì 24 giugno. Le tappe? Nei luoghi che hanno un vulcano come amico: a Soave, dove il vulcano non c’è più da 5 milioni di anni ma ha lasciato tracce di sé nel suolo che danno origine a vini bianchi da terre nere; nei Colli Euganei (il 9 giugno), a Napoli (il 14 giugno), infine a Milo il 24.
Vulcania, questo il nome del Forum internazionale ideato dal Consorzio del Soave, offre, nell’arco delle sue giornate, un vero e proprio giro del mondo dove il fil rouge sarà la lava… Dall’Etna al Vesuvio, dal Soave al Lessini Durello e ai Colli Euganei, fino a Madeira, e poi oltre, fino a Giappone, Oregon e Hawai, si potranno assaggiare vini di tutto il mondo, prodotti sui vulcani.

Ma c’è di più. A Vulcania si potrà conoscere meglio se stessi, capendo quali collegamenti la nostra mente è in grado di sviluppare tra i termini vino e vulcano e quali immagini si generano nel nostro cervello quando si pensa alla lava. Reazioni, queste, che cambiano a seconda della cultura e della storia di un popolo.
In una sorta di percorso evolutivo, edizione dopo edizione, a Vulcania ogni anno si sono affrontate tematiche diverse ed innovative e, partiti dalla terra, quest’anno proprio alla terra si ritorna, anzi al Vulcano.

Se infatti nella prima edizione il forum di Vulcania è risultato funzionale ad una seria presa di coscienza dell’identità vulcanica di molti vini bianchi italiani, in primis il Soave, nella seconda l’analisi ha condotto ad approfondire le caratteristiche dei suoli di origine vulcanica e ad individuare proprio nel comprensorio del Soave i “paleo-suoli”. Con la terza edizione, lo scorso anno, dall’analisi dei fattori produttivi si è passati invece allo studio degli aspetti sensoriali, quasi per defi nire questa categoria di vini bianchi da suolo vulcanico.

Con l’edizione 2012 Vulcania si spinge oltre e si propone di analizzare il Vulcano da un punto di vista climatico.
Può dunque il Vulcano considerarsi uno “stabilizzatore ambientale”, cioè un fenomeno naturale che garantisce una ricchezza costante al suolo anche in anni di forte variabilità climatica?
Possiamo parlare, nel comprensorio del Soave, del vulcano come garante di un micro-clima ambientale, una sorta di ombrello protettivo che assicura fertilità e produzioni d’eccellenza a basso impatto ambientale? Un’edizione che si propone come laboratorio d’analisi e fucina di pensiero, i cui risultati verranno divulgati, come nelle stagioni precedenti, in Italia e all’estero.

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