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World Pasta Day, come sarà tra 30 anni?

Prevedere il futuro? Difficile. Eppure esistono dei punti fermi nella nostra esistenza e non scompariranno. Una di queste certezze è che tra 30 anni, nel mondo e certamente in Italia, mangeremo ancora pasta.

Ne sono sicuri i ricercatori che hanno condotto per Eumetra-Unione Italiana Food uno studio mirato a interpretare i segnali di consumo degli italiani per i prossimi anni, basato su un campione di 3 mila persone.

In occasione del World Pasta Day, ricorrenza che si celebra il 25 ottobre di ogni anno, potremo stare tranquilli: la pasta, vero piatto tipico italiano, simbolo del nostro paese nel mondo, mantiene inalterati i suoi valori di nutrimento sano, buono e democratico.

9 italiani su 10 la mangiano regolarmente e 1 su 3 ogni giorno. In tutte le sue varianti – integrale, al farro, al kamut, con farine di legumi – o classica di grano duro, piace e sazia, è l’emblema della dieta mediterranea alla portata di tutti.
Ma come mangeremo nel 2050? I ricercatori hanno individuato 6 stili alimentari che guideranno le tendenze in futuro. Perché, si sa, le abitudini cambiano, gli stili di vita si adeguano alle esigenze. La convivialità è al primo posto quale motivo di scelta e i Millenials italiani hanno individuato negli spaghetti al pomodoro l’oggetto del desiderio: io mangio classico è il loro stile. Ma la pasta è anche un alimento sostenibile e per questo incontra i sapori dell’orto con ricette bio e anti spreco in favore dell’ambiente e della salute: io mangio etico diventa realtà. Il terzo aspetto che mette in evidenza il pregio di un piatto di pasta è la versatilità glocal: si adatta a tutti gli stili alimentari e incontra con favore usi e costumi lontani per dare vita a uno stile fusion che fa della contaminazione il suo punto forte; io mangio globale. E per chi si vuole distinguere? Dall’integrale alla farina di piselli, dal farro alla semola di ceci, con la spirulina o (perché no?) con la farina d’insetti…io mangio diverso. E poiché oggi less is more, io mangio semplice vuole dare rilevanza alle porzioni ridotte, alla semplicità e all’equilibrio sobrio tra gusto e salute. Ma, soprattutto, io mangio consapevole perché il futuro della pasta passa attraverso la corretta informazione e per fare in modo che continui a svolgere il suo ruolo cruciale per l’alimentazione del pianeta – non dimentichiamo che un piatto di pasta sfama e nutre con pochi euro – è necessario fare chiarezza: la pasta non ingrassa, non fa male, anzi…

Riccardo Felicetti ha affermato: “Analizzare i trend di consumo è fondamentale per intercettare i bisogni del mercato e fornire prodotti adeguati, perché il mercato può essere flessibile ma non lo sarà altrettanto il consumatore che esige prodotti di qualità in grado di soddisfarlo. Tendiamo a pensare alla pasta come qualcosa di immutabile ma non è così. Il processo produttivo deve adeguarsi ai mutamenti, essere attento agli impatti ambientali e ai trend salutistici. Il futuro dell’alimento sta nell’interpretazione corretta di queste esigenze”.  

Fiducioso nel contributo che la tecnologia può offrire al mercato della pasta si dimostra Paolo Barilla: “I cambiamenti degli stili di vita devono essere assecondati – in futuro sempre meno persone avranno l’abilità e il tempo di cucinare – dobbiamo pertanto modificare i canali di vendita e intercettare nuovi mercati e opportunità. Il consumo di pasta nel mondo è raddoppiato negli ultimi 10 anni perché la pasta piace, è accessibile ed ha un basso impatto ambientale”.

Per la Giornata della Pasta, dunque, si festeggerà e lo si potrà fare in modo straordinario sperimentando nuovi modi di consumare la pasta. Grazie a 130 ristoranti che hanno aderito all’iniziativa, si svolgerà in tutto il mondo la prima edizione di Al Dente, The Italian way of pasta. Per una settimana i menu dei ristoranti interpreteranno la pasta prendendo ispirazione dalle tendenze rivelate dalla ricerca. Tra i cuochi che hanno accettato la sfida lanciata dall’Unione Italiana Pastai anche chef di fama come Heniz Beck, Chicco Cerea, Rosanna Marziale e i fratelli Alajmo, insieme a molti altri. Per fare qualche esempio, le mezze maniche ai ricci di mare con crema di pinoli tostati e pecorino di Fossa del giovane Nikita Sergeev a Porto San Giorgio o gli spaghetti alla chitarra alla Teramana di Marino D’Antonio a Shangai.

La sfida della pasta “tra 30 anni” piace; la maggior parte degli chef crede che sarà la tradizione la protagonista del futuro e infatti tra le specialità più gettonate ci saranno varie interpretazioni di un grande classico: la pasta al pomodoro!

Tutti pronti dunque, per una spaghettata – vera o virtuale  – con gli hashtag #pasta2050 e #WorldPastaDay.

www.aldente.worldpastaday.org

Marina Caccialanza

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