Agrifood One, il fondo d’investimento Garnell-Slow Food

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Con la cultura non si mangia, ma anche con la coltura non si va lontano.

L’affermazione calza a pennello nei due settori che forse rappresentano definitivamente il futuro economico del nostro bel Paese, la valorizzazione del patrimonio artistico nazionale e il sistema agroalimentare.
Per capire il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni basta ritornare agli anni ’80, quando la diminuzione della forza lavoro in campo agricolo a beneficio del terzo settore, se non ancora dell’industria, era salutato come un indice del progresso della nazione.

Un errore di valutazione di economisti e sociologi che stiamo ancora pagando, nonostante, finalmente, l’inversione di tendenza è cominciata e sono molti, soprattutto, tra i giovani, quelli che scelgono la terra per la propria carriera professionale.
Il fenomeno che stiamo osservando da qualche anno, dunque, è importante per la bilancia commerciale dell’Italia e lo è a tal punto che oggi chi ha scelto di dedicarsi alla produzione alimentare di qualità suscita l’interesse della finanza.
Una finanza che potremmo definire etica, perché sceglie di investire sull’economia reale, di scommettere sull’uomo.

Da queste premesse nasce Agrifood One, un fondo di investimento ideato da Garnell e condiviso da Slow Food.
L’idea non è nuova, ma è innovativa l’impostazione dove chi sceglie di finanziare le imprese dell’agroalimentare ha proposto a Slow Food di percorrere insieme questa strada.

Se n’è parlato a Milano, con i protagonisti del nuovo progetto, Filippo Della Scala di Garnell, fondo di investimenti e società di gestione del risparmio, Roberto Burdese, presidente onorario di Slow Food e Giacomo Mojoli che ha svolto l’importante funzione di collegamento, avendo l’intuizione di mettere in relazione i due soggetti che oggi varano questa iniziativa.
Ambiziosi gli obiettivi, raccogliere tra i 40 ed i 100 milioni di euro da istituzione, pubbliche e private, ma anche da soggetti privati i quali possono contribuire con tagli minimi da 500 mila euro e seguire passo passo, in modo slow, lo sviluppo.

Le aziende alle quali sarà rivolta l’attenzione di Agrifood One, non più di 4/5 per volta, dovranno rientrare in pochi semplici paletti: una soglia di fatturato superiore ai 5 milioni di euro all’anno, cifra attorno alla quale si concentra il maggior numero di imprese di questo settore, ma pronti a collaborare anche con aziende più grandi, fino a 150 milioni di fatturato; quindi, la tipologia delle aziende, quelle sulle quali interverrà la supervisione e di Slow Food, non quelle dei Presidi, però, di solito troppo piccole, ma, certamente, quelle dell’universo che ruota attorno all’associazione e agli eventi che essa organizza ormai da più di vent’anni, come Terra Madre o il Salone del Gusto.

Tra gli obiettivi del nuovo fondo la misurazione dei benefici certamente economici, ma anche immateriali, perché non è importante solo il raggiungimento di un obiettivo, ma come e a quale velocità lo si consegue. Per apprezzare meglio questo concetto è stato coniato il concetto “omeopatico” dello slow money, quasi che il finanziamento di Agrifood One diventasse una sorta di pastiglia messa sotto la lingua delle imprese.
Agricoltori, Imprenditori del cibo, fatevi avanti, sottoponete il vostro progetto.

Aldo Palaoro

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