Si esprime così Marco Patruno sulla Romanella

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marco-patruno-romanellaA proposito della Romanella, interessante è il parere di Marco Patruno, esperto enologo e titolare dell’Enoteca Nepesina, che lo definisce “uno vino frizzante non meglio identificato fatto “in casa” e poco impegnativo prodotto ad uso “bettola” o “fraschetta” dei Castelli Romani (e non solo), un vino che si basa sulla rifermentazione del vino in bottiglia senza prevedere l’eliminazione delle fecce. Al vino nuovo o vecchio dei castelli viene aggiunto saccarosio che, oltre a trasformare il vino base da secco ad abboccato lo rende anche leggermente frizzante in quanto, grazie allo zucchero, viene indotta una rifermentazione in bottiglia. Per queste bottiglie di vino non esistono etichette né si sa bene con quali vitigni è prodotto sia il rosso che il bianco né a quale vendemmia risale. Non è ovviamente classificabile (a Igt o Vdt).
Il fatto è che se bevuta fresca la Romanella, essendo leggermente frizzante e abboccata si abbina bene con la porchetta romana, la “mortazza” e gli insaccati casarecci speziati ed un po’ piccanti dei Castelli Romani, tipo salsicce, salamini, coppiette. Così, dolce e frizzante si contrappongono e rendono armonico l’abbinamento con grasso e spezie! Non voglio entrare in merito a giudizi sul prodotto ne ho già parlato in un mio precedente post, la sostanza è che piace tanto ai giovani e costa poco!
Per quanto riguarda la proposta espressa dal Commissario dell’ARSIAL  in merito alla nuova D.O.C. Roma, se questa proposta tende a creare una nicchia di vini di qualità del Lazio non può essere che accolta positivamente.
Mi auguro che il signor Mazzocchi desideri utilizzare il ”nome storico” Romanella assai famoso a Roma e provincia per realizzare un nuovo prodotto, visto che parla di spumante (e non vino frizzante). In merito poi all’intenzione di istituire una D.o.c., sarà necessario regolamentare la produzione con un disciplinare e tutto ciò che ne consegue. 
Personalmente, voglio credere alla buona fede e alla professionalità in materia del signor Mazzocchi perché non oso  pensare che cosa dovrebbe prevedere un disciplinare per mettere a norma di legge le metodologie oggi utilizzate per realizzare questa bevanda a base di vino…! Anche se questo non sarebbe il primo caso che la politica mette le mani sui disciplinari di produzione per un motivo o per un altro ……vedi l’ultimo disciplinare sul Prosecco ora Glera  d.o.c.e d.o.c.g. che allarga la produzione estendendo la zona Prosecco a mezzo Veneto!  Ma torniamo alla Romanella attualmente commercializzata, in realtà non si sa di preciso cosa sia. Ogni produttore e imbottigliatore si sbizzarrisce a suo piacimento sia nel caso della materia prima utilizzata, sia nei sistemi produttivi, che spesso utilizzano sostanze varie e talvolta insufflano anidride carbonica. Tant’è vero che spesso le Romanelle vendute nei Castelli Romani non hanno nemmeno una etichetta, in sfregio a tutte le regole commerciali in materia! E qui mi riferisco in particolar modo alla mescita in fraschette e osterie varie dove il prodotto è assimilabile al vino sfuso pur se venduto in bottiglie con gabbiette. Infine – per spezzare una lancia a favore del nome “Romanella” – desidero solo ricordare che negli anni ‘60 o giù di lì la Romanella dei Castelli Romani era un’altra cosa rispetto ad oggi, era un vino frutto di uve bianche e rosse locali che andava bevuto giovanissimo, la sua genuinità era garantita dai singoli vignaioli che lo commercializzavano a partire ad inizio primavera, quando in bottiglia o in cisterna grazie ai primi caldi si avviava spontaneamente una leggera rifermentazione che rendeva il vino di piacevole beva e leggermente frizzantino. Si trattava quindi di un prodotto artigianale (il vino del contadino) che copriva un mercato territorialmente abbastanza circoscritto nella provincia a sud di Roma ed era proposto con successo nelle osterie Romane e Fraschette dei Castelli (gli stessi piccoli produttori agricoli che mettevano a disposizione spazi  e proponevano  insieme al vino insaccati e formaggi e i clienti erano autorizzati a portarsi da casa i primi piatti di pasta o altre pietanze fatte in casa), tali Fraschette richiamo dei romani per le gite domenicali delle prime belle giornate di primavera non esistono più, purtroppo!

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