I Fine Wines e lo stile italiano, piacciono agli americani

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come gli americani vedono i vini italiani
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Appena pubblicata una ricerca dell’Istituto Grandi Marchi e di Nomisma Wine Motor, sul consumo e il gradimento dei Fine Wines negli Stati Uniti, che evidenzia un aumento nel consumo di vini di “alta qualità”. Cresce l’attenzione verso i vini italiani di fascia Premium, aumenta la consapevolezza del valore culturale dell’Italian style, e si afferma la “premiumization”, una tendenza dei mercati a questo tipo di acquisto. Negli ultimi cinque anni, nel mercato statunitense, è cresciuto il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati di quasi il 10% e riguardo alle vendite off-trade l’Italia è posizionata nel segmento più alto tra i vini di importazione. Lo dice la ricerca effettuata su 2.400 consumatori di vino intervistati nei 4 Stati federali maggiori importatori di vino italiano (New York, Florida, New Jersey, California), mettendo a fuoco gli elementi che descrivono un “fine wine” e le dinamiche che interagiscono nell’acquisto e nel consumo di questi vini, oltre a chiarire come è posizionato il nostro Paese in questo ambito, definendo perception e reputation dei “fine wine” italiani percepiti dai wine lovers americani.

“I dati che abbiamo raccolto indicano la via maestra al vino italiano: la tendenza positiva deve ricordarci di lavorare con grande determinazione ed efficacia alla ricerca del corretto posizionamento di pregio per il nostro prodotto, lavorando sempre più per la crescita del valore perché i volumi discendano da un corretto approccio al valore e non da una logica di price competition” afferma il Presidente Mastroberardino. “Il primato sui volumi non può essere un tema da celebrare a prescindere, dato che i volumi senza il valore portano allo sgretolamento della filiera per mancanza di capacità di remunerare gli investimenti effettuati”. Emerge quindi che il 54% dei consumatori di vino americani preferisce quelli di produttori famosi; una quota che si implementa fino al 67% tra i consumatori che acquistano vino almeno una volta a settimana. La bottiglia viene scelta in relazione al brand (il 18% indica questo fattore come principale criterio di acquisto), e arriva al 26% se si tratta di “fine wines”, categoria di vini che risulta ideale per il consumatore americano se sono prodotti da un’azienda affermata.

Il binomio “fine wine” e “Made in Italy” si rivela forte negli Stati Uniti, e 1/3 dei consumatori di vino pensa «Italia» quando pensa a cantine che producono vini di alto profilo. Barolo, Amarone e Brunello di Montalcino rappresentano “i “fine wine” italiani più citati spontaneamente”, mentre Piemonte e Toscana seguite da Veneto e Sicilia, sono tra le regioni più frequentemente ricordate. Si conferma una reputation per i vini italiani molto elevata, un elemento di valore che può aiutare l’intero comparto vinicolo nazionale, e porre le basi per stabilire verso gli USA nuove sfide. Si tratta del primo mercato al mondo per consumi di vino, che nasconde possibilità di crescita ancora rilevanti, considerando che gli ultimi dieci anni hanno evidenziato una crescita dei consumi a volume del 28% arrivando a 32 milioni di ettolitri, ma pesano ancora per appena il 10% sul consumo totale di bevande alcooliche (per l’80% si tratta di birra). Il 44% di tutti i consumi di vino si concentrano in appena 5 Stati: New York, California, New Jersey, Texas e Florida.

Circa un terzo dei consumi statunitensi di vino si riferisce a prodotti d’importazione. Una significativa crescita delle importazioni pari al 33%, arrivando ad un valore di circa 5,5 miliardi di dollari si è vista nel decennio, rispetto alle principali tipologie di vino importato, la quota dell’Italia è passata dal 31% al 34% nel caso dei vini fermi imbottigliati e dal 13% al 32% nel caso degli spumanti. “Gli Stati Uniti al pari di molti altri mercati internazionali stanno vivendo una rilevante fase di “premiumisation” dei consumi di vino” dichiara Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor. “Basti pensare che, nel corso dell’ultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati negli USA è cresciuto di quasi il 10%, passando da 5,32 $/litro ai 5,82 $/litro del 2017, così come, nel corso dell’ultimo anno, le vendite di vini fermi nel canale off-trade con prezzo superiore a 20 $ a bottiglia sono cresciute di quasi l’8%, contro il 2,4% dei vini con prezzo inferiore”. L’elevata reputazione dell’Italia verso il consumatore americano in questo ambito, rivela un enorme vantaggio rispetto ad altri paesi importatori.

Il vino italiano piace soprattutto quando rispecchia l’Italian style, che secondo gli intervistati, e tutt’uno con i concetti di bellezza, moda e lusso. L’Istituto del Vino Grandi Marchi, è composto dai produttori: Alois Lageder, Argiolas, Biondi Santi Greppo, Cà del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Ambrogio and Giovanni Folonari, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido and Umani Ronchi.

Luca Bonacini

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