Over 35 o millenials, le donne dicono W il pollo!

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Cambiano le mode e cambiano le abitudini alimentari. Dagli anni ’70 in poi l’attenzione per l’alimentazione rispetto alla salute e al rapporto col proprio corpo ha subito enormi trasformazioni a livello sociale. La psicoterapeuta Maria Rita Parsi introduce i risultati di un’indagine Doxa/Unaitalia che indaga attraverso il confronto generazionale tra le donne italiane e la loro relazione col cibo: “Fu in quegli anni che la moda portò alla ribalta il problema dell’anoressia, che negli anni seguenti avrebbe devastato lo scenario sociale e medico fino ad assumere proporzioni allarmanti. Oggi, possiamo dire che il fenomeno è diminuito e che le persone, le donne in particolare, hanno imparato a mangiare meglio e ad accettare il proprio corpo più serenamente, ma restano dei lati oscuri e occorre fare ancora molta attenzione”.
Il ruolo della scienza è stato, e resta, fondamentale per comprendere e gestire l’interpretazione del cibo come piacere e come fonte di salute piuttosto che come strumento di punizione. “Sono cambiati l’approccio al cibo e la consapevolezza del proprio corpo – spiega Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista dell’Università campus Biomedico di Roma – e possiamo notare una diversità profonda tra l’atteggiamento delle donne over 35 e le più giovani, le millennials. Per le donne più adulte si tratta di un approccio estetico mentre per le millenials di un approccio salutista. In entrambe le categorie se, da un lato, l’attenzione alla salute e al benessere fisico si rivela positiva nella maggior parte dei casi, sfocia talvolta in un sentimento di paura che può portare alla limitazione di gamma rispetto ad alcuni cibi e al terrorismo alimentare, fino all’ortoressia: il rifiuto totale di alcuni alimenti, atteggiamento che porta a fenomeni di estremismo pericolosi che affondano nella psiche le loro motivazioni. Attraverso il controllo del cibo, si cerca di tenere a bada la propria paura del mondo”.

La carne, in particolare, è spesso uno degli alimenti sotto accusa, oggetto di informazione errata e campagne denigratorie. L’indagine Doxa/Unitalia svela risultati interessanti: nonostante le tendenze vegetariane, le donne italiane non rinunciano alla carne e il pollo sembra essere il compromesso scelto dalla maggior parte di loro: il 94% delle italiane porta in tavola il pollo e il 69% lo fa almeno 1 volta a settimana. La dieta mediterranea risulta la più seguita anche se, aggiunge il professor Piretta: “Non la conosciamo veramente, poiché la nostra alimentazione è molto diversa da quella dei nostri nonni. Dovremmo piuttosto parlare di Piramide Alimentare: frutta e verdure alla base, poi carboidrati e proteine di origine animale e latticini e dolci in cima per un consumo saltuario. È fondamentale non escludere dalla propria dieta nessun alimento, mentre l’iperselettività dei cibi è assolutamente sbagliata”.

Ma perché il pollo riscuote tanti consensi? La risposta è che il pollo è sano, leggero e versatile. Per donne perennemente a dieta, ma consumatrici curiose e sperimentatrici, risolve ogni problema: le over 35 puntano alla qualità, le millenials alla convenienza. È una carne bianca, dunque magra, è nutriente e semplice e veloce da cucinare. Si adatta insomma a uno stile di vita sano e moderno nel quale le donne, non più solo casalinghe ma impegnate tutto il giorno fuori casa, ritrovano il piacere dell’atto di cucinare senza oneri faticosi e senza sensi di colpa.

L’indagine traccia il ritratto di una donna responsabile e appassionata, una donna informata. Ma è proprio qui che sorgono discrepanze a livello di conoscenza e consapevolezza. Secondo lo studio, molte delle donne intervistate dichiarano di informarsi prevalentemente attraverso internet e i social. Ricette, diete, informazioni nutrizionali viaggiano sul web e raggiungono il 60% delle italiane, il 70% delle ragazze tra i 18 e 24 anni. Malauguratamente attraverso questi canali giungono a loro anche un numero impressionante di notizie false o imprecise, le cosiddette fake news, responsabili di molti malintesi e di campagne terroristiche sul cibo e sull’alimentazione.

Il pollo non si salva da questo pericolo, anzi è stato oggetto per anni di un vero e proprio atto d’accusa: contiene ormoni, è allevato con gli antibiotici, fa male alla salute, soprattutto ai bambini. “Il pollo allevato con gli ormoni è la più grande ‘fake news’ che riguarda il settore avicolo – spiega il direttore di Unaitalia Lara Sanfrancesco, che aggiunge – In realtà, l’utilizzo di ormoni ed estrogeni negli allevamenti, così come l’uso preventivo e indiscriminato degli antibiotici, sono espedienti illegali, severamente vietati da norme italiane e europee. Gli antibiotici vengono impiegati solo in caso di malattia dell’animale allo scopo di curarlo e in questi casi il pollo viene sottoposto a un periodo di pausa di sospensione prima di poter essere avviato alla macellazione proprio perché il farmaco possa essere smaltito. L’aumento di pratiche di allevamento moderne, inoltre, dove il benessere degli animali è preso in seria considerazione, sta limitando sensibilmente anche questi casi. Tutto il resto sono false notizie molto diffuse, purtroppo, anche tra la classe medica. Ma non è così, non c’è alcun rischio per la salute ed il benessere delle persone, si tratta solo di falsi miti che vanno sfatati”.
Verificare e approfondire sembrano essere le parole chiave per risolvere questo problema; laddove anche il background culturale degli esperti e degli operatori, per non parlare di mediatici influencer e presunti tuttologi del web, sembra essere piuttosto lacunoso, non resta dunque che fare come San Tommaso: informiamoci da fonti autorevoli e tocchiamo con mano la notizia che ci giunge all’orecchio o al clic e beviamo, con un buon piatto di pollo, un bicchiere di buon vino e non qualunque cosa.

Marina Caccialanza

 

 

 

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