16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione

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Il 16 ottobre, in oltre 150 paesi del mondo, si celebre la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, istituita dalle Nazioni Unite nel 1981, affrontando un tema cruciale per il futuro del pianeta che richiama alla memoria alcuni stralci di Expo 2015: Il clima sta cambiando. L’alimentazione e l’agricoltura anche.
Perché citiamo Expo? Perché nessuno ne parla ormai più, se non per discutere della destinazione d’uso delle aree. Cosa ci ha lasciato Expo? Una Carta di Milano, la cui unica notizia recente (dopo un anno silente) riguarda un convegno in programma proprio a ridosso della Giornata Mondiale dell’Alimentazione.
Eppure non bisogna mollare. Viviamo in un mondo che si sta risvegliando da una sbornia, quella della globalizzazione, che ha generato sicuramente anche effetti positivi ma che ha portato molte persone della classe media occidentale con salari stagnanti, la perdita del posto di lavoro e un debito sconcertante.
I lati positivi sono invece stati la mobilità di moltissimi giovani che, anche grazie a programmi come l’Erasmus, hanno potuto vivere esperienze illuminanti, capire il mondo fuori dai confini di casa, avviare esperienze di lavoro innovative.
Cosa succederà con la fine della globalizzazione nessuno oggi è in grado di prevederlo con certezza, neppure i cosiddetti big data sono strumenti in grado di capire gli umori e i bisogni di una popolazione che diventa sempre più urbanizzata.
Però un dato è certo; le persone, una dopo l’altra, stanno acquisendo una nuova consapevolezza rispetto alla qualità della propria vita. E in tema di qualità di vita, il cibo assolve ad un compito fondamentale: la salute in primis, il piacere e il benessere a complemento.
Questo per quanto riguarda il mondo occidentale, quelle aree dove il benessere (grazie a settant’anni senza guerre) è un elemento acquisito; mentre per l’altra parte del pianeta, quello dove la crescita demografica sta cambiando profondamente gli assetti territoriali, il tema dell’alimentazione rimane ancora allo stadio della scarsa nutrizione.
Viviamo, infatti, nel paradosso di un miliardo di obesi e un miliardo di persone denutrite. Come ritrovare un equilibrio in una società che si avvia rapidamente ai 9,6 miliardi di abitanti del mondo, previsti nel 2050?
Cambiamenti climatici, land-rabbing, guerra dell’acqua diventeranno sempre più parole all’ordine del giorno, in uno scenario di questo genere diventa fondamentale saper comunicare, in modo chiaro e trasparente, da parte dei tanti protagonisti della filiera alimentare, i percorsi che fa il cibo, a cominciare dalle sue materie prime, dalla loro trasformazione. Mettendo in risalto il valore di una filiera controllata, come quella italiana.
Sono tanti gli esempi di cui possiamo portar vanto in questo Paese quando si parla di cibo.
Le pagine di sala&cucina raccontano spesso di storie aziendali che mettono la sicurezza alimentare al centro della loro visione; aziende che danno valore all’agricoltura italiana, pagando il giusto prezzo per le materie prime, investendo in capitolati di ricerca e di produzione. Così come ci sono osti e ristoratori che, con il loro lavoro, valorizzano nel migliore dei modi questa filiera.
Da qui si può attingere per capire davvero fino in fondo il messaggio, che diventa anche un appello vigoroso, della Giornata Mondiale dell’Alimentazione: Il clima sta cambiando. L’alimentazione e l’agricoltura anche.
Impariamo tutti ad ascoltare le storie di chi il cibo lo produce in maniera sostenibile, siano essi agricoltori o aziende di trasformazione e distribuzione. Impariamo tutti a raccontare le nostre esperienze di cibo, diventando consumatori etici e consapevoli.

Luigi Franchi

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