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Non sprechiamo l’acqua e per imparare a farlo bisogna conoscere l’impronta idrica.

L’impronta idrica presenta i volumi e le fonti idriche che vengono utilizzati, sia all’interno della nazione sia al di fuori, per la produzione di beni e servizi consumati nel territorio italiano. La quantità di acqua (invisibile) utilizzata per produrre cibo e altri prodotti è chiamata acqua virtuale. Il report WWF, per la prima volta, porta alla luce il consumo nascosto di risorse idriche, evidenziandone la dipendenza dalle acque di altri paesi, e mostra, inoltre, gli impatti sulle nostre stesse risorse idriche nazionali, dovuti alla produzione di tutti quei beni destinati al nostro consumo interno o all’esportazione.

L’impronta idrica considera non solo il luogo da cui l’acqua proviene ma vi aggiunge anche una  componente qualitativa. L’acqua viene divisa infatti in tre tipologie qualitative: acqua blu, acqua verde e acqua  grigia.
La componente BLU è l’acqua che proviene dai corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, estuari, etc.) e dalle falde acquifere sotterranee. L’impronta idrica blu contabilizza quindi il prelievo di acque superficiali e sotterranee di un determinato bacino.
La componente VERDE è l’acqua piovana contenuta nelle piante e nel suolo sottoforma di umidità. L’impronta idrica verde contabilizza l’uso di acqua piovana ed è importante per comprendere il valore dell’agricoltura non irrigua in termini di risparmio di risorse idriche blu.
La componente GRIGIA è l’acqua inquinata dai processi produttivi.
L’impronta idrica è la somma del volume di acqua blu, verde e grigia richiesto per la produzione di beni e servizi.
La gestione, gli impatti ambientali e il costo-opportunità di ciascuna di queste tipologie differiscono notevolmente  gli uni dagli altri.
In Europa, l’Italia è tra i paesi con la maggiore impronta idrica, essendo del 25% più alta della media dell’Unione europea, che ammonta a 1.836 m3 pro capite l’anno, ed essendo più alta anche rispetto alla maggior parte dei paesi vicini, come Francia e Germania. A livello globale, l’impronta idrica dell’Italia è il 66% più alta della media mondiale, che ammonta a 1.385 m3 pro capite l’anno.

L’impronta idrica dei consumi in Italia è di circa 132 miliardi di m3 di acqua l’anno (oltre 6mila litri pro capite al giorno) e comprende anche l’acqua nei beni importati. Da solo, il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale) contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani. Il consumo di acqua per usi domestici (per pulire, cucinare, bere, etc.) è solo il 4 % dell’acqua che consumiamo ogni giorno, mentre l’acqua “incorporata” nei prodotti industriali rappresenta il 7% .
I prodotti di origine animale (compresi latte, uova, carne e grassi animali) rappresentano quasi il 50% dell’impronta idrica totale dei consumi in Italia. Il consumo di carne, da solo, contribuisce a un terzo dell’impronta idrica totale. La seconda componente principale dell’impronta idrica è generata dal consumo di oli vegetali (11%), cereali (10%) e latte (10%).
L’analisi dell’impronta idrica può facilitare la comprensione delle problematiche relative alla scarsità idrica sia a livello nazionale sia locale, evidenziando il legame tra acqua e sicurezza alimentare.
“Essere più consapevoli nelle nostre scelte alimentari può ridurre sensibilmente il nostro impatto sull’ambiente poiché la disponibilità pro capite d’acqua dolce è in costante diminuzione  – sostiene Eva Alessi responsabile sostenibilità WWF Italia – L’impronta idrica di una nazione porta alla luce il consumo nascosto di risorse idriche, la dipendenza dalle acque di altri paesi e gli impatti sulle nostre stesse risorse idriche nazionale. La sfida che lanciamo come WWF è quella di un approccio integrato tra il mondo scientifico, i cittadini, le imprese, i decisori politici, le organizzazioni e i consumatori e tutte le altre organizzazioni non governative per una transizione verso un sistema alimentare più sostenibile. L’appuntamento dell’Expo 2015 può rappresentare una buona occasione per dimostrare che un’alimentazione sostenibile è possibile”.
Il rapporto WWF “L’impronta idrica dell’Italia”, realizzato  da Marta Antonelli e Francesca Greco del King’s College London,  si inserisce all’interno della roadmap WWF di avvicinamento ad EXPO Milano 2015,  che vedrà l’associazione impegnata – in qualità di “Civil Society Participant”- in una serie di iniziative per portare il tema dell’alimentazione sostenibile all’attenzione di istituzioni, imprese e cittadini coinvolti nell’evento, nell’ambito del programma WWF “One planet food” (www.oneplanetfood.info).

 

 

 

 

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