Cuochi e media, il selfie passa di moda?

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Come ogni anno, dalla sua nascita, quando pochi, forse neppure gli ideatori, pensavano che avrebbe avuto un futuro, ho frequentato il congresso milanese. Se ne facessimo una fotografia lunga tutti questi anni cosa vedremmo?
Ricordo la “Prima” a Palazzo Mezzanotte, cuochi, che ora sono sciolti e sicuri di sé, allora, molto più giovani, accompagnati da qualche giornalista esperto o solo appassionato (allora non esistevano i bloggers), si confrontavano con un pubblico curioso nella presentazione di sé e dei propri progressi in cucina.
Se dovessi scegliere un solo cuoco che ha fissato nella memoria collettiva il congresso milanese indicherei Ferran Adrià, quasi un marziano in quella fase storica, uno bravo, insieme al fratello Albert, nel fare il suo mestiere e nel comunicarlo. Una rivoluzione per una categoria che ancora faticava ad uscire in sala a salutare i propri clienti.
Oggi, trascorsi alcuni anni, sembra quasi sia passato un secolo.
Il congresso è diventato un appuntamento che attira un gran numero di cuochi, un ancor più grande numero di appassionati, un plotone di comunicatori indistinti, perché ormai esistono i bloggers e nel frattempo i giornalisti son diventati sempre meno, perché gli editori ne hanno reso inutile il ruolo, sotto pagandoli fino quasi al baratto, ed entrambi, bloggers e giornalisti, hanno pensato che proporsi come ufficio stampa non fosse poi così male per guadagnare qualche soldo, fingendo che il conflitto di interessi fosse solo una categoria politica.
Nel frattempo i cuochi son diventati filosofi, perché a forza di presentazioni di piatti la creatività si esaurisce, ma su quel palco si vuol salire ancora e allora la ricetta diventa una scusa per girarci intorno, con un po’ di retorica e proporsi quali novelli “maître à penser”.
Una deriva pericolosa che allontana dal vero contenuto di un congresso sulla ristorazione, parlar di cucina e di piatti, magari di servizio in sala che, nonostante tutti gli sforzi, non interessa molto. Un comportamento che fa rischiare il ridicolo di chi non ascolta con attenzione e si inventa interpretazioni che diventano un boomerang.
In conclusione, il congresso è una realtà consolidata, a prescindere da cuochi e media, la riprova la si ha facendo la statuina nel mezzo dell’area commerciale, un’arena che per tutti i soggetti è certamente foriera di affari, ma che, a distanza di anni, mostra segnali di cambiamento, perché di cuochi celebri che appaiono e si fanno fotografare ne vedi sempre meno, se vengono, i più, assolti gli obblighi da relatore, se ne vanno via per uscite secondarie, così, inevitabilmente, ai comunicatori non resta che riprendersi ed intervistarsi reciprocamente, giocando allo scambio dei ruoli, una volta giornalista, una volta addetto stampa e la storia va avanti.

Aldo Palaoro
a_palaoro@yahoo.com

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