Da Festa a Vico segnali positivi

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Di ritorno dalla Festa alla quale nessuno è invitato, ma tutti sono graditi ospiti, riportiamo alcune sensazioni e qualche indicazione, ma, prima di tutto, una buona notizia: il boom di donazioni, che, a dispetto di anni difficili che stiamo vivendo, duranti i quali, sembra più difficile metter mano al portafogli anche per le buone cause, sono aumentate fortemente. Il dato ufficiale ancora non c’è, ma non è importante la cifra, probabilmente molto oltre il doppio degli anni precedenti, quanto il messaggio di speranza che ne scaturisce e la conferma che i cuochi sono persone generose e attirano altra generosità.

Un altro pensiero da condividere con la comunità della ristorazione è il ricordo di Gennaro Esposito e di Licia Granello sugli inizi di Festa a Vico, più un’intuizione che una programmazione, anzi di questa proprio, anche dopo dieci edizioni, non v’è traccia, ma non si sa come, pur nel caos organizzato nel quale ci si ritrova immersi durante questi giorni, sulla costa tra Napoli e Sorrento, tutto alla fine funziona, ci si diverte un sacco e si fa del bene.

Anche il ricordo della nascita della Chef Cup è legata allo stesso spirito, con i primi colleghi altoatesini di Gennaro costretti a vivere un’esperienza sgradevole in barca e, sopravvissuti, tornati a riva con la promessa di far metter gli sci ai “terroni” la stagione successiva.

Condivisione, ecco la parola magica: Vico rappresenta il miglior modo di metter in pratica quello che da pochi lustri è diventato un cambio di mentalità culturale con cuochi che mettono in piazza tutte le loro conoscenze, che sia sul palco di un convegno o in una sagra come la Festa alla quale, ancora una volta, con piacere e passione, abbiamo partecipato anche noi. Un modo di metter insieme, che, come ha ben sottolineato Eleonora Cozzella, è un esempio di come, facendo sistema, si potrebbe promuovere ciò che di più prezioso abbiamo in Italia, il territorio, che comprende prodotti, cucina, accoglienza, paesaggio, architettura e più in generale cultura, con la quale si mangia eccome!

Il resto, le serate, i cuochi più o meno famosi, il tema “Tu vuò fa l’Americano, ma si Made in Italy” che nelle parole di Gennaro e di altri ospiti vuol essere uno stimolo a “metterci l’energia” che sanno profondere gli americani, ma ricordando sempre che siamo italiani e abbiamo un patrimonio unico al mondo da comunicare a tutti, è una sollecitazione a continuare su questa strada che aiuterà il settore a trovare una nuova strada da seguire con ottimismo.

A rappresentare tutti i piatti presentati e molti assaggiati un dolce, preparato da Nino Di Costanzo, che riassumeva il tema, ricordando anche le parole della nota canzone di Renato Carosone: un finto donuts ripieno di babà, un biscotto alle arachidi, un sigaretta di cioccolato con whisky and soda e pop corn caramellato.

 

Aldo Palaoro

 

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