Aria di festa a San Daniele

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festa-san-daniele“Che il comparto alimentare italiano non stia così male lo abbiamo appena constatato a Cibus. La percentuale di vendite del nostro prodotto è salita del 4% nel primo trimestre 2012, la quota di produzione destinata all’export è pari al 15% ma contiamo di farla crescere di cinque punti nel prossimo biennio. La contraffazione e l’irregolarità nella presentazione al consumatore finale, dal nostro monitoraggio costante, risultano molto limitate, e la questione argentina non è così grave dal punto di vista del business, semmai da quello del principio. Tutto sommato, lo scenario che abbiamo davanti è rassicurante.” Il prodotto è il Prosciutto di San Daniele e a parlare è il presidente del Consorzio Mario Cichetti: all’anteprima della kermesse friulana “Aria di Festa”, che si svolgerà per il ventottesimo anno consecutivo tra le strade della cittadina di San Daniele dal 22 al 25 giugno prossimi, si respirava un’ aria di ottimismo a cui, di questi tempi, non siamo abituati.
Sarà che le intuizioni antesignane, come ci ricorda Cichetti, ripagano sempre: “Come Consorzio e come partner di questo evento puntiamo sulla produzione e promozione della qualità della vita, di quel benessere che ha bisogno di poche cose ma che stiano bene insieme: maiale italiano e sale marino per il nostro prosciutto, un’osteria, vino, pane e San Daniele per fare festa.”
Sarà che la formula della quattro giorni friulana rende perfettamente l’idea, mettendo in scena da tre anni l’incontro tra il San Daniele, prodotto esclusivamente nella cittadina omonima, e il vino Friulano (ex Tocai), a cui si sono aggiunti l’anno scorso il Pinot Grigio e il Sauvignon, selezionati tra le migliori etichette delle aziende vitivinicole regionali grazie al contributo di ERSA, Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale.
“L’obiettivo è comune” ha commentato Mirco Bellini, direttore di ERSA: “far venire le persone in Friuli, un piccola regione ma che opera sulla grande qualità, per vedere e conoscere cosa offre il territorio, dai prodotti enologici a quelli agroalimentari”. Che è anche l’esigenza dei produttori: per l’occasione otto prosciuttifici apriranno le porte al pubblico con visite guidate alla scoperta dell’intero percorso di lavorazione, dalla coscia fresca fino all’uscita con il marchio, e dei segreti che si celano dietro a questo prodotto. “Non solo: ci saranno concerti, corsi di cucina e di taglio al coltello, incontri per imparare i migliori abbinamenti e tante degustazioni a cielo aperto” ha aggiunto Elena Cozzi, Responsabile Relazioni Esterne del Consorzio.
Ma sarà anche che l’ottimismo, volente o nolente, per durare, necessita di numeri: e il Consorzio ce li ha tutti. “Studi clinici recenti hanno decretato che il Prosciutto San Daniele è adatto all’alimentazione moderna, per la naturalezza con cui viene prodotto e l’assenza di additivi. Nel 2011 le trentuno aziende del Consorzio hanno prodotto più di 2.690.000 unità ottenute dalla lavorazione di cosce fresche di razze suine italiane selezionate, macellate solo al raggiungimento di un peso pari a 160 kg e di almeno 9-10 mesi d’età: quindi capi pesanti, adulti e maturi che possono dare cosce conformate e piene” ha spiegato Mario Cichetti.
“Gli oltre 4.000 allevamenti sono dislocati in dieci regioni italiane ma per il 98% sono situati al Nord, i suini friulani sono circa 300.000 e tutti sono alimentati in maniera tradizionale. Il San Daniele è tutelato in 68 Paesi e l’orientamento del budget promozionale è destinato per oltre il 70% ad operazioni fuori dall’Italia.”
Un esempio è il Temporary Store che sarà allestito per la seconda volta a Londra, in Covent Garden, dal 21 al 27 maggio, e che punta ad una promozione orientata al consumatore finale, all’avvicinarlo concretamente attraverso assaggi, prove, piccoli ma solleciti incontri di gusto. “L’idea è formare il consumatore, in questo caso inglese, ma anche tedesco e americano, con attività che siano vicine al punto vendita, alla grande distribuzione, che in questi Paesi è ben organizzata, e all’alta ristorazione. Metà dei nostri produttori sono attrezzati da almeno quattro anni a gestire i mercati esteri, con gli altri siamo lavorando attraverso progetti di co-marketing.”
Ma in Italia, se la sicurezza e la riconoscibilità del prodotto sono garantite nella GDO e nel retail dal marchio sempre ben visibile sulla confezione, quando il prosciutto arriva sulla nostra tavola al ristorante come possiamo essere certi che si tratti della marca che ci viene presentata? “Chiedendo. È un diritto del cliente informarsi con il ristoratore e un suo dovere rispondere in maniera concreta. Vale la regola di affidarsi a persone serie, ma i dati che abbiamo ci parlano di pochissimi comportamenti scorretti: il 4% su 1000 esercizi monitorati”. E non si ferma il direttore del Consorzio: “La notizia del blocco delle esportazioni in Argentina, in conseguenza dell’ accordo tra il Ministero dell’Economia e le aziende locali, è stata un fulmine a ciel sereno, ma sappiamo che un intervento comunitario è già in atto e che le frontiere non solo chiuse. È la misura autartica ad essere grave.”
Un gradito e gradevole assaggio di ottimismo, non c’è che dire.

www.prosciuttosandaniele.it

Alessandra Locatelli

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