Guida Ristoranti L’Espresso 2018: i risultati e i nomi

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Ci sono alcuni buoni motivi per raccontare la presentazione della Guida Ristoranti de L’Espresso, avvenuta poche ore fa, alla Stazione Leopolda di Firenze. Innanzitutto il clima molto disteso, quasi senza quel pathos che animava le passate edizioni: segno dei tempi!
Tra i motivi, ci piace segnalare:
– Un compleanno speciale: la Guida numero 40
– 1979-2018 Il nuovo e il meglio della nostra cucina, raccontato in un excursus storico e contemporaneo da Enzo Vizzari.
– La novità: i cappelli d’oro
– 2000 ristoranti selezionati e l’inserto “Le migliori pizzerie d’Italia”

Nelle pagine iniziali della Guida è descritto, con molta lucidità, il percorso evolutivo della ristorazione e della cucina italiana in questi ultimi quarant’anni e il passaggio, avvenuto nei primi anni 2000, grazie ad un manipolo di precursori della svolta epocale che dopo il 2000 ha investito questo mondo, cambiandone la sostanza e l’immagine, i maestri di ieri e di oggi, le tendenze e le realtà emergenti.

Di particolare interesse è la novità, da certuni bistrattata, della categoria dei “cappelli d’oro”, attribuiti ai “nuovi classici”, cioè ai ristoranti – in tutto dieci – che hanno contribuito in maniera decisiva a cambiare il volto della cucina italiana prima dell’avvento della Nuova Cucina Italiana.

– La Guida 2018 fotografa una realtà ricca, varia, articolata. In Italia oggi si può pressoché ovunque mangiare bene e anche molto bene, con una varietà d’offerta in grado di soddisfare tutti i gusti e tutte le propensioni e capacità di spesa. La crescita dell’offerta ha investito negli ultimi anni, ove più ove meno, tutte le regioni. La Guida scheda e recensisce il vertice qualitativo della piramide della ristorazione italiana: circa 2000 locali selezionati fra oltre 200 mila insegne, tutti i migliori, ciascuno nella propria tipologia, dalla trattoria più semplice alla tavola a “5 cappelli”, dalle enotavole alle cucine etniche, con uno speciale inserto dedicato alle “migliori pizzerie d’Italia”, oggi realtà significativa nel panorama nazionale. Come negli anni scorsi si era registrata una particolare vivacità, con il proliferare di tavole importanti, in Piemonte, in Campania, in Lombardia e soprattutto a Milano (che stacca nettamente Roma), così quest’anno è il Veneto la regione che si distingue per numero e qualità di tavole emergenti ad alto livello.

– Sono 10 i ristoranti cui è stato attribuito il cappello d’oro, riservato ai nuovi classici: Caino di Montemerano; Colline Ciociare di Acuto; Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio; Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui Due Golfi; Enoteca Pinchiorri di Firenze; Lorenzo di Forte dei Marmi; Marchesi alla Scala di Milano; Miramonti l’Altro di Concesio; San Domenico di Imola; Vissani di Baschi.

– Sono 5 i ristoranti, come nell’edizione dell’anno scorso, a cui sono stati attribuiti i 5 cappelli, riservati al meglio in assoluto: Casadonna Reale di Castel di Sangro, Le Calandre di Rubano, Osteria Francescana di Modena, Piazza Duomo di Alba, Uliassi di Senigallia.

– Sono 16 (10 l’anno scorso) i ristoranti da 4 cappelli: Casa Perbellini di Verona, Da Vittorio di Brusaporto, Dani Maison di Ischia, Del Cambio di Torino, Duomo di Ragusa Ibla, La Pergola dell’’Hotel Rome Cavalieri di Roma, St. Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina di Badia, Il Pagliaccio di Roma, Krèsios di Telese, La Peca di Lonigo, Lido 84 di Gardone Riviera, Seta dell’Hotel Mandarin Oriental di Milano, Taverna Estia di Brusciano, Villa Crespi di Orta San Giulio. Più, in Slovenia, Hisa Franko di Caporetto. 

– Sono 40 i ristoranti da 3 cappelli, 132 da 2 cappelli, 457 quelli segnalati con 1 cappello.

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