La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo: dal 20 al 26 novembre in 100 Paesi

Mille eventi in oltre 100 paesi del mondo, dedicati all’associazione tra cibo e vino italiano di qualità: si presenta con questo impatto la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, alla sua seconda edizione, in programma dal 20 al 26 novembre.
Lo scenario è particolarmente favorevole se pensiamo che l’export agroalimentare italiano si avvicina ai 40 miliardi di euro, sui 132 complessivi, con una crescita media del settore che, negli ultimi dieci anni, è stata del 7% annuo.
Sono numerosi i temi che contraddistinguono la strategia, finalmente comune, tra i soggetti istituzionali e privati coinvolti nell’organizzazione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo: dalla tutela del prodotto italiano alla sua efficace comunicazione, dal posizionamento delle eccellenze italiane sui mercati internazionali alla soluzione di piattaforme logistiche, fino al sostegno alle due candidature Unesco, quella della pizza napoletana, su cui sono state raccolte quasi due milioni di firme e che sarà oggetto di ormai prossima valutazione, e quella dei paesaggi delle colline del Prosecco e Valdobbiadene. Tematiche riassunte anche nel video promozionale realizzato da ICE.


Ad illustrarli, nel corso della conferenza stampa: Angelino Alfano, ministro degli Esteri, Luigi Pio Scordamaglia, presidente di Federalimentare, Andrea Olivero, vice-ministro delle Politiche Agricole, Cristina Bowerman, presidente degli Ambasciatori del Gusto, Dorina Bianchi, sottosegretario di Stato ai Beni Culturali, Roberto Miravalle, del master in Gestione del Sistema Vitivinicolo dell’Università di Milano, Vincenzo De Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, Michele Scannavini, presidente ICE.


In questo contesto il ruolo degli chef diventa determinante perché, come ha ricordato Andrea Olivero del MIPAAF, “dietro un piatto e un prodotto c’è un territorio e un metodo di produzione, ma anche lo stile di vita che il nostro cibo sottende, per un’Italia vista non solo come paese del bello, ma anche come paese del bello condiviso”.

Luigi Franchi