Cosa cambia col nuovo decreto sulla concessione balneare

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liberalizzazione-concessioni-balneariCon il decreto sulle liberalizzazioni, il nuovo governo sta mettendo mano anche all’annoso problema delle concessioni demaniali, al momento ancora illimitate e oggetto di procedura d’infrazione contro l’Italia da parte dell’UE.
FINO AD OGGI
La durata delle concessioni demaniale era rinnovabile in modo automatico di sei anni in sei anni e si legava anche il cosiddetto “diritto di insistenza” che dava la preferenza alle precedenti concessioni; dal 2006, proprio grazie alla “stabilità” delle concessioni, si è assistito a un grande rinnovamento delle strutture balneari che, grazie al rinnovo automatico, hanno permesso agli istituti bancari di iscrivere ipoteca sulle strutture (previo nulla osta degli uffici demaniali) per mutui di durata anche ventennale.
COSA CAMBIA
Per le concessioni del demanio marittimo, come spiagge e stabilimenti balneari si apriranno gare europee rivolte a tutti e la concessione, non potrà avere una durata complessiva superiore ai quattro anni.
Con l’articolo 26 della bozza del provvedimento sulle liberalizzazioni dell’11 gennaio 2012 si prevede che la gara pubbliche per le concessioni del demanio marittimo per le attività turistico-balneari abbiano una concessione della durata di 4 anni e non siano più rinnovabili automaticamente. Il concessionario del demanio marittimo sarà individuato attraverso procedure a pubbliche trasparenti, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Il governo ha però lasciato aperta l’ipotesi di una concessione un po’ più lunga, quattro anni più quattro, ma non oltre.
A favore dei precedenti concessionari è comunque riservato il diritto di prelazione, se adeguano la propria offerta a quella presentata dal concorrente risultato vincitore della procedura.
LE REAZIONI
Alzata di scudi da parte di assessori regionali e comunali al turismo, gestori di stabilimenti balneari e sindacati di categoria. Riccardo Borgo, presidente del Sib (Sindacato italiano balneari), ha affermato che “ne beneficiano solo le grandi aziende, come Eni o Snam, o non gli altri settori, quale quello balneare, che conta decine di migliaia di aziende: queste realtà a gestione familiare hanno dimostrato sino ad oggi di essere altamente competitivi nel mercato internazionale delle vacanze dando lustro, successo e, soprattutto, centinaia di migliaia di posti di lavoro in tutto il Paese”.
“Appare incomprensibile la previsione di una durata delle concessioni di 4 anni e non rinnovabile. – commenta 












































ancora il presidente del Sib – Sarebbe questo il modo più sicuro per rendere anche il nostro settore precario in eterno e tale da portare il concessionario a cercare di massimizzare i profitti senza investire. Scatterebbe così una vera e propria riffa quadriennale nella quale gli unici soggetti che potrebbero partecipare e vincere sono coloro che dispongono di denaro facile e in grande quantità. Non certo le 30.000 famiglie che sono l’anima delle imprese balneari che, su quelle spiagge, hanno profuso risorse e anni di lavoro. Si tratterebbe, dunque, della morte certa del turismo balneare italiano”.
LE CONCESSIONI DEMANIALI IN CIFRE
Secondo i dati del Ministero del Turismo, lungo i 7.458 chilometri di costa italiani, risultano censite nel nostro Paese 28.000 concessioni rilasciate per finalità turistico-ricreative con strutture «amovibili» che occupano nel periodo estivo non meno di 300.000 persone, ad oggi restano “aggrappate” alla proroga disposta dall’articolo 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010 (cosiddetto decreto milleproroghe).

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