Osterie d’Italia 2018: la guida di Slow Food

Presidente ACP Bat
L’Eraclio d’oro
25 settembre 2017
Spaccato Festival del libro e della cultura gastronomica
A Montecatini cibo e cultura
26 settembre 2017
Tipica osteria di una volta
image_pdfimage_print

E’ fresca di presentazione Osterie d’Italia 2018, edita da Slow Food. Parla di numeri importanti per una guida:

1616 le osterie recensite
176 nuove segnalazioni (bollino novità)
275 i locali che meglio incarnano il modello di osteria (simbolo chiocciola)
207 osterie da visitare per la notevole selezione di formaggi (simbolo del formaggio)
400 osterie consigliate per la carta dei vini attenta al territorio (simbolo bottiglia)
e in più…
347 indirizzi dove acquistare prodotti di qualità, gustare un buon gelato o fermarsi per un piacevole aperitivo (simobolo bicchiere)
456 locali con un orto di proprietà  (simbolo annaffiatoio)
373 osterie che propongono un menù vegetariano (simbolo piatto con foglia)
310 osterie con alloggio (simbolo della chiave)
osterie aderiscono al progetto Alimentazione Fuori Casa dell’Associazione Italiana Celiachia 
osterie che aderiscono all’Alleanza tra i cuochi e i Presìdi Slow Food

Una vera e propria mappatura capace di fornire, per la corposità dei numeri, spunti di analisi che vanno oltre il mero ruolo di guida. Ciò che fa  riflettere maggiormente è la  tenuta del modello di osteria, che in molti casi si perpetra da intere generazioni familiari, e l’essere oggetto di conferma nella scelta dei clienti, che manifestano un’elevata fedeltà: tornano.
Ma cosa trovano in questi luoghi?
Trovano e continuano a cercare ciò che percepiscono già dal primo approccio: “il sentirsi a casa, e passare qualche piacevole ora mangiando piatti rassicuranti e gustosi” raccontano Marco Bolasco ed Eugenio Signoroni, curatori della guida, trasferendo quanto emerso nelle recensioni dei locali.
E qual è il profilo delle osterie segnalate?
«Nella guida- spiegano i due curatori- ci sono le osterie che incarnano al meglio l’autenticità della cucina italiana, una cucina semplice, priva di barocchismi ed eccessi di lavorazione che hanno il solo fine di stupire. Una cucina che non cerca di uniformarsi in un unico stile con cotture millimetriche, sottolinea le differenze e non si piega alle mode»
Ma in particolare è “nel significativo ruolo di valorizzazione di prodotti e territori” che gli osti segnalati nella guida si distinguono “con la loro capacità di raccontare ogni più piccola sfumatura del lavoro che svolgono, facendo emergere la biodiversità delle produzioni alimentari, le vocazioni territoriali e il rispetto delle tradizioni» sottolinea Gaetano Pascale, presidente Slow Food Italia.

Lo ha detto uno che vedeva lontano, Giambattista Vico, che ci sono corsi e ricorsi. Tutto torna.
E allora, è forse giunto il momento di riavvolgere il nastro?
Ripartiamo dagli osti, da queste figure che ci sono sempre state, testimoni dei tempi e traghettatori lungo i tempi. Sarà come trovare il bandolo della matassa per riprendere più coscienza di un’identità che a volte sfugge.

Simona Vitali

Di seguito l’elenco delle chiocciole assegnate, regione per regione:
http://www.slowfood.it/siore-siori-le-chiocciole-osterie-2018/

image_pdfimage_print