Premio Eno-Letterario Santa Margherita: la vittoria si tinge di giallo.

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Sette anni di invecchiamento ne hanno esaltato le note riconoscibili, l’evoluzione d’intensità e la persistenza espressiva. Parliamo di vino, certo, e del suo forte legame con la cultura e la parola scritta, non quella usata per recensire e giudicare, ma quella guidata dall’immaginazione e dal talento. Parliamo della settima edizione del Premio Eno-Letterario Santa Margherita, realizzato con Librerie Feltrinelli, l’appuntamento annuale dedicato agli scrittori emergenti a cui si offre l’occasione di essere letti da oltre 300.000 persone, quante sono le retroetichette sulle quali saranno stampati i tre racconti vincitori.
Qualche giorno fa nella suggestiva cornice del Four Season Hotel di Milano Gaetano Marzotto, Presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, l’AD Ettore Nicoletto e Inge Feltrinelli hanno premiato i primi tre classificati, i cui racconti hanno trionfato sugli oltre 1.000 elaborati pervenuti e giudicati dalla prestigiosa commissione di rilevanza nazionale.

Sul primo gradino del podio è salito Alessandro di Mase con il racconto “Criminal Wine”: classe 1960, è un ingegnere milanese sposato con una figlia, appassionato di viaggi, di immersioni subacquee e di tradizioni culinarie internazionali. Il racconto è un “giallo” ambientato in Provenza, costruito attraverso un fitto dialogo tra commissario e sospettato, il patron di un ristorante, davanti ad una bottiglia di vino: bravo l’autore a condensare in 4000 battute le sensazioni, i profumi, le luci, le pause, con eleganza e destrezza.
Il secondo posto è andato alla giornalista economica Silvia Cerioli, quarantacinque anni, residente a Roma con il marito Paolo, il suo primo lettore. Per il concorso ha scritto “Il pranzo di Marcella”: un’anziana signora “scappa” da casa propria e dalla badante per inseguire la felicità di un allegro e succulento pasto in trattoria, perché lei, che è stata una delle prime donne in Italia a scrivere di enogastronomia, avrà dimenticato tante cose ma non l’entusiasmo di fare ciò che piace di più; e anche il figlio, avvocato ligio al dovere, lo imparerà.
Terza classificata l’insegnante di tedesco e scrittrice Barbara Gramegna di Bolzano, con il racconto “O tempùra! O mures!”, un ironico e deliziosamente dissacrante elenco di quel che non si fa per provare a saperne di più sul cibo e sul vino, rischiando di prendere grossi abbagli ma…”nonostante tutto ciò continuo a sedermi a tavola con piacere e a riempirmi il calice, non farmi ingannare e restare con le mani in pasta e i piedi in tino”.

Le 300.000 retroetichette con i racconti vincitori saranno allegate alle bottiglie di Santa Margherita Pinot Grigio Valdadige D.O.C., Chardonnay Trentino D.O.C. e Müller Thurgau Frizzante Vigneti delle Dolomiti I.G.T. che verranno spedite in tutto il mondo.

(In fotografia, da sinistra: dottor Gaetano Marzotto, Presidente Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Silvia Cerioli 2° Classificato, Alessandro Di Mase 1° Classificato, dottor Ettore Nicoletto Amministratore Delegato Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Barbara Gramegna 3° classificato, Inge Feltrinelli)

Alessandra Locatelli

Leggi il racconto primo classificato:

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Criminal Wine, di Alessandro Di Mase

Bèrtrand Mailfert si stagliava immobile nel portone di ingresso del suo ristorante, il sole della Provenza, quasi al tramonto, scavava ombre profonde nel suo volto magro e angoloso e tingeva di un color pesca il camicione da chef con il nome ricamato sopra il taschino. I suoi occhi non smisero per un momento di seguire il commissario Monroval mentre parcheggiava un’anonima utilitaria davanti al ristorante a due stelle.
– La ringrazio di avere accettato l’invito a cena, disse Mailfert, in queste condizioni mi sarebbe impossibile lasciare il locale per venire da lei.
Mailfert guidò il commissario a un tavolo apparecchiato per due, nello stile sobrio ed elegante del locale. Si sedettero.
– La fuga di mia moglie con il suo amante, oltre a mettermi in una condizione di penoso imbarazzo – continuò Mailfert – ha distrutto l’organizzazione di questo locale e ora, oltre alla rovina del matrimonio, temo per quella della mia attività.
Monroval guardava Mailfert in silenzio, la testa leggermente piegata da un lato, l’espressione impassibile, sembrava incoraggiarlo a continuare.
– Spero che le piaccia la terrina di pesce, per iniziare, la preparo con dei filetti di branzino pescato con la lenza che mi mandano ogni giorno da Port Cros, se per lei va bene potremmo accompagnarlo con un Chassagne-Montrachet del 2006.
Il commissario Monroval alzo un sopracciglio, inspirò a lungo, poi emise una specie di basso lamento.
– Credevo che il 2006 non fosse una buona annata, non sarebbe meglio un 2005?
Monroval fissava Mailfert, la cui fronte si era imperlata di microscopiche gocce di sudore.
– 2005? Si, beh, di molto sopravalutato, in ogni caso non ne ho, in cantina.
– Strano – disse Monroval, leggendo la guida, prima di venire qui, mi sembrava di avere visto il 2005 tra le annate offerte dal ristorante, anzi, tra le più consigliate.
Furono interrotti dal cameriere che depositò davanti a loro le due terrine di pesce e si allontanò silenzioso come era arrivato.
– Come è strano che sua moglie le abbia inviato quella lettera di addio dalla Nuova Zelanda, visto che non risulta entrata nel paese.
Mailfert, sempre più a disagio, scrutò gli occhi scurissimi del commissario e disse: cosa vuole che le dica, è lei che mi ha abbandonato, per di più portandosi via i risparmi di una vita, io mi aspetto che voi la troviate, non che veniate qui a molestarmi.
Monroval si godeva la terrina, alternando un boccone dell’eccellente pietanza a un sorso del vino ambrato, che sorseggiava tenendo il calice per il piede, godendosi il rilucere delle gocce di condensa, attraverso le quali continuava a scrutare il povero Mailfert.
– Il fatto è, Mailfert, che un vinaio mi ha detto che improvvisamente sono apparse sul mercato duemila bottiglie di Chassagne-Montratchet 2005 della cantina Joly-Veniér, proprio come quello che stiamo bevendo noi adesso.
Mailfert aveva iniziato a trovare scomoda la poltroncina in cui era seduto e si appoggiava ora al lato destro, ora al sinistro, mentre il suo viso era divenuto terreo. Non aveva toccato né il cibo né il vino, mentre il commissario aveva quasi terminato il suo piatto, e lo guardava con aria interrogativa.
– Beh, adesso potremmo continuare con uno gigot d’agneau, col quale raccomanderei un Haut Medòc, se è d’accordo.
– Su questo sono senz’altro d’accordo, replicò il commissario, è sulla sua versione dei fatti che non concordo.
Mailfert ora era bianco come la tovaglia di fiandra che ricopriva il tavolo e guardava il commissario come un animale condotto al macello.
Monroval rimase in silenzio mentre aggrediva l’agnello cotto alla perfezione e lo annaffiava con meditati sorsi del corposo vino rosso.
Mailfert cedette di schianto.
– Mi dica almeno come lo ha capito!
– Il vino, rispose Monroval, dopo aver ucciso sua moglie ha murato il corpo in una delle nicchie della sua cantina, ma si è ritrovato con duemila bottiglie di troppo e non ha avuto il coraggio di buttarle via.
– Finiamo almeno la bottiglia – disse Mailfert, e Monroval annuì in silenzio.

 

 

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