Futuro crisi e come la ristorazione deve atteggiarsi

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E’ stato chiesto a Douglas Coupland, un futurologo radical pessimista, di tenere un ciclo di conferenze presso cinque università canadesi sul tema del futuro. Come sarà il futuro che ci aspetta? Se si chiede ad un pessimista di descrivere scenari è difficile poi aspettarsi una vision comoda e confortevole. Tant’è che D.C. ha costruito i suoi interventi attorno a 45 punti e il punto numero uno è: sarà sempre peggio. Siamo su un ascensore che scende, sostiene D.C., e la buona notizia sarà quando si fermerà. Allegria.

INTERPRETAZIONI DELLA CRISI

Quella che D.C. descrive è sostanzialmente ciò che alcuni studiosi finanziari chiamano la crisi a L, ovvero una caduta, drastica e repentina, dei mercati a cui farà seguito una stabilizzazione dei medesimi in un tempo almeno oggi indefinibile. Ma il dibattito è aperto. Altri studiosi, infatti, sostengono che si stia vivendo una crisi a V, ovvero una discesa a cui poi corrisponderà un’ascesa più o meno analoga. Questi sono gli ottimisti. Altri sostengono che la crisi sarà a W, ovvero ci sarà un’altra scossa a scendere. Si potrebbe andare avanti oltre perché i modelli proposti sono molteplici. L’unica cosa certa è che nessuno può dire oggi con certezza come sarà il futuro.

UTILIZZARE IL DRIVER INNOVAZIONE

La crisi dell’occidente è però strutturale e non finanziaria e quindi una cosa è certa, se è la struttura a fare acqua è evidente che la risalita sarà appannaggio del sistema e delle organizzazioni che sapranno ristrutturarsi attorno a delle priorità di cambiamento pertinenti al nuovo contesto. Chi ne sa li chiama driver e uno di questi driver sarà certamente l’innovazione. Ma, per stare nel concreto, innovare, significa anche cominciare ad adattarsi alle micro evoluzioni che già oggi sono evidenziabili. Già oggi sappiamo che il mercato della ristorazione ruota attorno a due posizionamenti certi: quello di necessità e quello d’evasione. È facile riconoscere nel primo posizionamento la pausa pranzo. Qui si possono delineare micro evoluzioni che già oggi ci permettano di guidare il cambiamento.

Principalmente queste: è ormai destrutturata, vive prevalentemente di un piatto unico, deve essere veloce, deve essere economica, deve essere amichevole, deve essere una esperienza piacevole e socializzante, piacerebbe proponesse piatti che a casa non si cucinano più, ecc. Qualcuno per semplificare dice che la ristorazione di necessità è diventata una commodity, ovvero un segmento nel quale il prezzo è il solo elemento determinate; ciò è vero solo se ci ostiniamo a non considerare tutti gli altri aspetti del mix che il cliente richiede. Allora lo stimolo vuol essere: l’innovazione può cominciare con piccoli aggiustamenti.

Attrezziamoci per tener conto nell’offerta da proporre di tutte le componenti che costituiscono la domanda, per creare valore alle nostre proposte per non cadere nell’alibi della commodity

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