RistorExpo vale un Perù

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perret-schiaffino-bocchio-ristorexpoUna nazione il cui nome un tempo era anche sinonimo di ricchezze inestimabili, il Perù, un Paese che, insieme al Brasile, sta vivendo una nuova primavera economica e si pone all’attenzione del mondo quale traino di un intero continente, basti pensare che il PIL è attorno al 7%, un popolo fiero, antico e rigoroso si è presentato a Erba, grazie alla lungimiranza della coppia vincente di RistorExpo, Giovanni Ciceri e Silvio Oldani, rispettivamente Presidente e Direttore Generale di Lariofiere.
Ogni anno RistorExpo riesce a cogliere una tendenza, qualcosa di diverso da altre manifestazioni fieristiche più grandi, ma, forse, meno attente e riesce ad anticipare molti nell’individuare argomenti che suscitino l’interesse degli operatori.
Scegliere il Perù, poi, è anche un buon esercizio concreto in vista di Expo2015, quando si dovrà parlare di nutrizione e di educazione alimentare, riuscendo a confrontarsi alla pari con le culture di altri territori, ecco, dunque, che lo scoprire che oggi dire Perù in gastronomia significa ancora associare questo nome alla ricchezza è stato interessante.
L’occasione poi si è fatta ghiotta grazie ad una cena preparata a più mani da alcuni cuochi peruviani ai quali si è aggiunto il bravissimo Giancarlo Morelli, autodefinitosi brianzolo-peruviano, per la passione che lo lega a questa terra ed ai suoi prodotti.
Ad avvalorare la tesi che il Perù sia un giacimento gastronomico basti sapere che la cucina di questo angolo di sud America trae ispirazione dalle influenze di quattro continenti e che si contano oltre 2500 differenti tipi di zuppe e 250 dolci tradizionali, numeri, storia e qualità che hanno portato questa cucina ad essere la prima riconosciuta come patrimonio culturale dell’America Latina.
La cena è stata aperta da ottimi stuzzichini italiani, ma bagnato dal famoso Pisco Sour, un drink tipico a base di limone e, appunto, pisco, che ricordo interpretato magistralmente anche da Enrico Bartolini del Devero, fresco di un viaggio proprio con Morelli in Perù per un’iniziativa solidale.
A seguire l’antipasto “Chebiche Nikkei” una fresca insalatina di molluschi e una delicata dadolata di tonno di Adolfo Perret, un primo piatto gustoso, il “Polipo Anticuchero” di Giacomo Bocchio, un secondo di carne con Agnello accompagnato da una salsa ai cereali andini molto intriganti, di Pedro Miguel Schiaffino, il dolce, “Senso della fava del cacao”, eseguito magistralmente da Morelli.
Coordinamento e piccola pasticceria degli chef di casa del Ristorante Griso, Mozzanica e Deiuri.
Noterete i cognomi molto italiani degli chef peruviani, infatti, una caratteristica della nuova cucina del Perù è la matrice italiana, insomma una colonia gastronomica di ritorno.
Credo che del Perù sentiremo ancora parlare.

Aldo Palaoro

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