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Qualche giorno fa, in un convegno a Napoli, chi ne sa di queste cose alla domanda su chi vincerà quest’anno il World’s 50 Best Restaurants pronosticava Daniel Humm’s dell’Eleven Madison Park di New York e l’uscita di Massimo Bottura dal podio della classifica perché, sosteneva, “noi italiani non sappiamo fare squadra”.
Il risultato finale dimostra, ancora una volta, quanto siano soggettivi i giudizi (comprese le recensioni critiche che oggi imperano in maniera indiscriminata ovunque) quando si parla di cibo e di ristorazione.
Infatti Daniel Humm’s scende di una posizione e Massimo Bottura passa dal terzo al secondo posto della classifica, governata ancora una volta da un trio europeo: gli spagnoli fratelli Joan, Josep e Jordi Roca di El Celler Can Roca al primo posto e il danese René Redzepi dal primo al terzo posto.
E a proposito del non saper fare squadra degli italiani, da segnalare Enrico Crippa del Piazza Duomo e i fratelli Alajmo delle Calandre che conquistano dodici posizioni, rispettivamente al 27° e al 34° posto.
Sempre restando sul tema ci piace raccontare invece il fare squadra di Massimo Bottura: ideatore del Refettorio Greco di Milano dove chiama intorno a sé i grandi cuochi del mondo in un’azione di caritas durante Expo; inventore di Al Meni, evento riminese che si rifà alla figura di Fellini dove 12 chef della sua regione si confrontano con 12 chef internazionali; fondatore e vicepresidente di CheftoChef emiliaromagnacuochi che riunisce i migliori dell’Emilia-Romagna tra cuochi e produttori.
Da ultimo l’idea del Villaggio del gusto, fatta propria da Piacere Modena, che nella sua città mette in scena 130 giornate nel corso dei cinque mesi dal 9 maggio al 20 settembre, tutte incentrate sulla natura e sul cibo, avendo alla base le eccellenti materie prime modenesi.
Credo che questo basti a fare quel gioco di squadra di cui si parlava all’inizio e che, a nostro parere, sta invece connotando sempre di più e per fortuna questa Italia del cibo.

Luigi Franchi

 

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