Lattiero-caseario: l’espansione globale è inarrestabile

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“Latte e cooperazione nel post quote latte in Europa”. È stato questo il tema del convegno internazionale che, organizzato da Granarolo nei giorni scorsi all’interno di Expo 2015, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.
Il dibattito ha preso il via da alcuni dati significativi: negli ultimi dieci anni il commercio agroalimentare ha registrato a livello mondiale una crescita a valore di oltre il 220%, passando da 527 a circa 1.146 miliardi di euro. I prodotti lattiero-caseari, in particolare, utilizzando l’8% circa della produzione globale di latte, hanno un’incidenza del 6% all’interno dell’export agroalimentare.
A cosa si può attribuire questo trend tanto marcato? Sicuramente è inquadrabile nel più ampio sviluppo della domanda alimentare, solo in parte è riconducibile allo sviluppo demografico ed è, invece, principalmente legato allo sviluppo del benessere dei Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), dove la maggior ricchezza ha finito col riorientare i modelli di consumo alimentare verso prodotti a maggior contenuto proteico (in particolare di origine animale) e beni ‘voluttuari’ come il vino. Basti pensare che solo in Cina nell’ultimo decennio il valore dell’import di carni è passato da 512 milioni a 4,6 miliardi di euro, mentre quello di vino da 42 milioni a 1,2 miliardi di euro.
I numeri parlano chiaro pure nel comparto lattiero-caseario, dove nel giro di dieci anni le importazioni a livello mondiale sono cresciute del 214%. Più nello specifico, su un valore complessivo di circa 62 miliardi di euro, il 38% si riferisce a formaggi, mentre un altro 28% a latte in polvere e il restante 34% si ripartisce tra latte non in polvere, burro e siero. Secondo le previsioni di Rabobank, entro il 2020 il volume dei commerci mondiali dovrà crescere del 25%, per soddisfare la domanda in continuo aumento. Nel caso dei formaggi, l’Ue rappresenta il primo mercato al mondo, esibendo i più elevati consumi pro-capite. Si raggiungono, infatti, 17,5 kg annui, contro i 3 kg di media mondiale, i 15,4 kg degli Usa, i 6,1 della Russia e i 3,7 del Brasile: valori che tengono conto della crescita nelle importazioni conosciuta nell’ultimo decennio, con gli incrementi del 210% della Russia e addirittura il +1.374% della Cina.
Lo sviluppo demografico ed economico dei Paesi BRIC fa presumere un consolidamento dell’attuale processo di globalizzazione sia degli stili di vita che dei consumi alimentari. Secondo stime OCSE-FAO, entro i prossimi dieci anni i consumi di formaggi aumenteranno complessivamente a volume di quasi il 20% a livello mondiale: una percentuale che dovrebbe arrivare addirittura al 37% nelle economie in via di sviluppo. Mentre l’analisi di Rabobank mette in luce che la domanda globale di latte continuerà a crescere con un CAGR maggiore del 2% annuo fino al 2020.
In questo scenario, le cooperative rivestono un ruolo fondamentale. Non per niente il loro modello caratterizza il mercato del latte in molti Paesi, soprattutto europei, dove hanno giocato un ruolo fondamentale anche nello sviluppo della sicurezza e della qualità alimentare, contribuendo per di più alla valorizzazione del territorio e alla creazione di lavoro. “Crediamo che il modello cooperativo rappresenti in Italia e in Europa, ancor più nel dopo quote latte, un modello che possa offrire tutela delle filiere agroalimentari nazionali grazie alla conoscenza dei territori e alla capacità di sostenere il sistema agroallevatoriale consentendo il rispetto e la valorizzazione della qualità della materia prima – afferma Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo –. Auspichiamo che questo incontro possa rappresentare l’occasione per promuovere un modello a tutela del territorio anche in contesti istituzionali per evitare la banalizzazione di un prodotto come il latte, non commodity, ma ricchezza dei nostri territori”.

Mariangela Molinari

 

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