Pasquale Torrente e il nuovo “Al Convento” di Cetara

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Pasquale Torrente non è un uomo incastrabile in una definizione.

E’ l’ uomo delle alici di Cetara.

E’ il simbolo della Costiera amalfitana.

E’ il simbolo del fritto tradizionale italiano.

Ritratto sovente con il suo inseparabile cappellino e con un vassoio fumante di fritti in qualche città del mondo, Pasquale, che è un verace che ama la vita, in quel mondo così grande potrebbe perdersi  e il rischio di  rimanere incagliato nel personaggio sarebbe altissimo; ma lui, come un buon marinaio, trova sempre la strada di casa, la sua Cetara,  un borgo marinaro antichissimo sulla Costiera Amalfitana.

A Cetara, che  sembra una perla incastonata fra due rocce,  fra le mura solide de “Al Convento”,  il ristorante che la famiglia Torrente ha aperto nel 1969, Pasquale Torrente torna a ad essere l’ uomo che ama la semplicità, al fresco del bellissimo dehor  del ristorante, fatto con un pergolato che si affaccia sulla piazzetta del paese e sulla storica discesa al porto.

Una storia, quella del ristorante “Al Convento”, che sta per compiere 50 anni, da quando la famiglia Torrente decise di riaprire un convento ormai abbandonato; dapprima inaugurato come circolo, si aggiunse poi la rosticceria, ma fù negli anni ’80, quando la gestione passò al figlio Pasquale, che il Convento divenne un vero ristorante, puntando tutto sulla grande risorsa del paese,  la pesca delle alici.

L’ alice a Cetara è una tradizione, anche per la trasformazione del pesce in  prodotti tipici, che l’ hanno fatta apprezzare e conoscere in tutto il mondo: su tutti la Colatura di alici di Cetara, un olio profumato e intenso che si ottiene dalla premitura delle alici.

Raggiungo “Il Convento”  un lunedì di giugno: questa è la prima estate dopo la ristrutturazione, avvenuta  nei mesi scorsi. Molti si aspettavano uno stravolgimento della struttura, e forse temevano un cambio di marcia della linea di cucina; invece il Convento è si più bello, nel rispetto della storia e dell’ arte che lo caratterizza, ma soprattutto la cucina non è cambiata, perchè di fronte una grande materia prima e una tradizione  millenaria, non c’ è bisogno della maschera gourmet.

 

Al Convento va in scena una cucina tradizionale, semplice nelle tecniche ma di altissima qualità per la materia prima e la freschezza.  Scegliamo una degustazione che  toccherà i sapori più radicati di questa terra, anzi di questo mare.

Gli antipasti, sette in totale, sono una declinazione di alici in varie cotture e poi c’è un piatto-degustazione che comprende le preparazioni tipiche, che è quello che scegliamo: polpetta di  alici in umido, alici impanate e fritte con cuore di provola, alici marinate, alici alla scapece e frittura di alici.

Ziti spezzati alla genovese di tonno. Un grande classico della cucina napoletana, la genovese, nella ricetta originale fatta con la carne cotta a lungo con le cipollle, è qui interpretata con il tonno. La pasta viene servita in una elegante e tradizionale pentola di rame e impiattata al tavolo, con un gesto che sa molto di calore domestico, l’ omaggio ad un rito antico come quello di portare i maccheroni a tavola e impiattare ad uno ad uno i coperti delle numerose famiglie di una volta.

 

 

Spaghetto con colatura di alici. E’ il piatto più simbolico, capace, nella sua semplicità, di sprigionare una grande energia, data da quell’ unico, inconfondibile sapore della colatura di alici, per il cui sughetto è ammessa una scarpetta con il pane, perché le tradizioni si rispettano fino in fondo.

Il secondo è un fuorì menù del giorno: piatto di gamberi rossi e scampi grigliati, accompagnati da una insalatina di pomodori.

Terminiamo il pranzo con una “Delizia al limone” , il dolce simbolo della costiera, che porta con sé tutto il profumo e la dolcezza  dei limoni della costiera amalfitana.

Pasquale Torrente è qui, “a casa” e si prepara a ricevere le grandi folle estive dell’ alta stagione affiancato dal suo collaudato gruppo di lavoro: Gaetano Lamberti, Angelo Bencardino, Mario Barone, Raffaela Giordano, Pasquale Lamberti , Anna Curía.

Si parla degli impegni con Eataly a Roma e quelli a FICO a Bologna, si parla delle amicizie con  i colleghi “rapporti veri, con alcuni di loro ci raccontiamo anche i nostri problemi”; proprio due giorni prima era accaduta la tragedia  di Anthony Bourdain,  e Pasquale, indicandomi il tavolo dove avevano scattato la foto storica che li ritraeva a mangiare pesce, rimarca una parola, “solitudine”.

“Non è un lavoro facile il nostro; oggi puoi incontrare personaggi dello spettacolo o della cultura, puoi finire sotto le luci della televisione ma dopo sei comunque un uomo da solo con i suoi problemi, e io ce li ho come tutti. I ristoranti vanno seguiti”.

Da questo punto di vista, in aiuto di Pasquale c’è il figlio Gaetano, un ragazzo solido e determinato, che ha accettato di condurre la locanda  “Burro e Alici”, una bella esperienza  in provincia di Brescia;  oggi Gaetano si divide fra l’ osteria del fritto, all’ interno del Parco FICO a Bologna e la bottega di Eataly a Roma, ma nel mese di agosto torna in forza alla famiglia, a Cetara, per affrontare il mese più importante per la ristorazione costiera.

Pasquale è un uomo che asseconda l’ inquietudine e “la solitudine dei numeri primi” con le sue incursioni televisive e i tour in giro per il mondo  per promuovere la tradizione del gran fritto italiano con Olitalia, ma poi ha bisogno di tornare a Cetara per rimanere con i piedi per terra, per poggiare sulla concretezza della quotidianità, fatta di organizzazione ma anche di semplicità, di progetti per il futuro ma anche di riposo. Il riposo del guerriero, perché Pasquale Torrente di Cetara è un po’ come Ulisse di Itaca.

Manuela Di Luccio

 

Al Convento

Piazza S. Francesco, 16, 84010 Cetara SA

Telefono: 089 261039

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