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Sebbene in Europa ammonti al 40% la quota di coloro che iniziano la giornata con una tazza di caffè, quanto se ne sa realmente su questa bevanda? Lo ha indagato una ricerca condotta dall’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) su un campione di 4mila consumatori in dieci Paesi europei, arrivando alla conclusione che oltre la metà degli intervistati non conosce i reali benefici di una sua regolare e moderata assunzione. Che, invece, gli ultimi studi inseriscono negli stili di vita in grado di contribuire ad abbassare il rischio d’insorgenza di diabete di tipo 2, Alzheimer e disturbi cardiovascolari.
Per esempio, il 71% degli europei non crede che il caffè possa ridurre il diabete, mentre l’evidenza epidemiologica dimostra che tre-quattro tazze al giorno, comparate con il consumo nullo o inferiore a due, si associano a una diminuzione del 25% del rischio di sviluppo di questa patologia. Il 63% degli interpellati, poi, non ritiene che il caffè sia d’aiuto per contrastare il declino cognitivo. E, invece, le più recenti ricerche suggeriscono che assumerlo regolarmente e con moderazione possa significare una riduzione fino al 20% del rischio di Alzheimer e Parkinson. A essere consapevole degli effetti positivi della caffeina su concentrazione e vigilanza è una buona maggioranza (79%), mentre il 42% sostiene che quelli su cuore e sistema cardiovascolare siano tutt’altro che benefici, nonostante numerose evidenze scientifiche suggeriscano il contrario.
In tutto ciò, gli italiani si sono dimostrati i più informati, ritenendo per il 75% che questa bevanda possa influire positivamente sulla salute. Da noi, del resto, il caffè è parte integrante dello stile di vita ed è bevuto ovunque: a casa (77%), al bar (45%) e al lavoro (41%). Tanto che il 61% dei connazionali intervistati non riesce a immaginare una vita senza ‘tazzulella’.

Mariangela Molinari
officinamari@gmail.com

 

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