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Doverosa convenzione terminologica. Qui, attingendo a letteratura specializzata, per Millenials, termine che useremo sovente, si vorranno intendere i nati tra il 1981 ed il 1995, ovvero coloro i quali sono adesso in età compresa tra i 21 ed i 35 anni.
Attualmente costoro rappresentano un quarto della popolazione mondiale, vale a dire 1,7miliardi di persone.
Sono 67milioni negli USA, 14milioni in Germania e 11milioni in Italia.
I Millennials, pertanto, sono diventati adulti e, benché il potere di acquisto sia ancora limitato per la gran parte di costoro, essi sono talmente numerosi da influenzare gli scenari relativi ai media, ai consumi ed alla ristorazione.
Rispetto alle generazioni precedenti, i Millennials vedono aprirsi nuove strade e profilarsi nuovi orizzonti. Ciò grazie alla loro spiccata predisposizione all’utilizzo del web 2.0, dei social e dell’e-commerce.
Sono, difatti, i primi fruitori della cosiddetta rivoluzione cognitiva. “Ask Google” giusto per capirci, è il loro “Apriti Sesamo” al sapere depositato ovunque, ed ovunque in continua e veloce riproduzione. Sanno di poter sapere. Sono più propensi alla fruizione che al possesso.
Stanno acquisendo abitudini alimentari coerenti alla loro salute ma giammai scevre dal piacere del buon mangiare e del buon bere, soprattutto allorquando ciò è vissuto in amena convivialità.
Forse non sanno risparmiare, carenti essendo le condizioni atte a consentire questo comportamento, ma certamente sanno spendere.
Sono meno formiche e più cicale, ma con un’insita saggezza. Sono fruitori consapevoli.
I Millenials, in virtù della loro confidenza con i media digitali, sono la prima community world wide. I Millenials sono multitasking.
Amano condividere le proprie esperienze con tutti, non solo con chi gli è più vicino. Il 66% dei Millenials naviga su internet ed il 58% utilizza i social network, a fronte del 41% e del 24% dei Baby Boomers. Per Baby Boomers si intendono i nati dopo la seconda guerra mondiale, tra il 1945 e il 1964 (quorum ego) quando si registrò un sensibile aumento demografico conosciuto appunto come baby boom.
E allora, quale l’approccio della ristorazione di qualità al cospetto di questa nuova, così tanto numerosa, generazione?
Di certo, saper parlare la stessa lingua, saper utilizzare gli stessi codici di comunicazione. Di certo, diciamolo bene, saper andare ben oltre la comunicazione one way e rendersi pronti, affabilmente ed affidabilmente, per una relazione two ways. Saper ascoltare ancora prima che saper parlare ed un saper parlare che sia un saper raccontare.
Il sapersi presentare nel mondo digitale ancor prima che la soglia del locale sia varcata, anzi proprio per fare in modo che essa sia varcata piuttosto che ignorata. Dare per ovvia la connessione wireless.
Il website ben accurato e costantemente aggiornato, con la sua ben fatta versione in lingua inglese.
La presenza consapevole e non dilettantesca sui social: facebook ed instagram innanzitutto.
I Millennials si aspettano di poter dialogare con il ristoratore, vogliono poter comunicare cosa gradiscono e cosa potrebbe essere migliorato. Amano anche, come già si diceva, comunicare tra di loro, condividere le proprie esperienze ed entrare a far parte di comunità fatte da persone con gli stessi interessi.
La reputazione del locale è molto di più nelle loro disponibilità che non in quella delle generazioni precedenti.

Vincenzo D’Antonio

La foto è presa in prestito dal sito http://thefoodmakers.startupitalia.eu/

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