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Puntualmente, nel bel mezzo dell’estate, escono le prime guide internazionali e, concomitanti, tornano le polemiche.
La Michelin comincia dall’Asia e, come d’abitudine, trascura gli Italiani. Fatta eccezione per il celebrato 8 1/2 di Hong Kong del bergamasco Umberto Bombana, negli anni le dimenticanze sul fronte tricolore sono sempre state una certezza nel panorama mondiale.
Il caso di oggi, che fa scattare dalla sedia Mario Caramella, il presidente del Gruppo Virtuale Cuochi Italiani, è la classifica di Singapore, dove egli risiede.
Non solo non c’è nessun ristorante propriamente italiano nella lista redatta dalla Michelin, ma l’unica citazione di genere è per un’attività di cucina all’aperto, gestita da un cuoco giapponese.
Mario Caramella denuncia il fatto con un senso di frustrazione “come successo a Tokyo, la Michelin insiste nel trascurare la nostra cucina, quella originale” e, come tutti ben sanno, non importa che sia un italiano a farla o uno straniero, l’importante, per l’autorevole associazione di cuochi italiani che vivono ed operano all’estero (ad oggi più di 2.700 membri) è il rispetto di una tradizione culturale che “ha insegnato al mondo a stare a tavola” aggiunge Rosario Scarpato che, con Caramella, fondò il GVCI nel 2001.
In conclusione ci domandiamo, purtroppo ogni anno, se alla Michelin facciano apposta ad ignorare una delle cucine più importanti del mondo e se forse non sia, in parte, una responsabilità nostra, far ogni giorno di più per arrivare un giorno ad un riconoscimento definitivo, paritario.
Le istituzioni fino a poco tempo fa erano totalmente assenti, tutto era lasciato all’iniziativa personale di ciascun italiano all’estero e delle aziende che esportano i nostri prodotti.
L’anno di Expo ci ha lasciato una speranza, infatti, il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ha dato il via ad un’iniziativa che coinvolge, per la prima volta, cuochi e ristoratori. Il primo vero appuntamento sarà la Settimana della Cucina Italiana, il prossimo autunno. Ci aspettiamo che, presto o tardi, anche alla Michelin se ne accorgano.

Aldo Palaoro
a_palaoro@yahoo.it

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