Taverna Vesuviana: una bella gioventù per un ristorante di classe

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La Taverna Vesuviana è a San Gennaro Vesuviano,  alle pendici del Vesuvio:  sul tragitto, le maestose  ville vesuviane del 1700 fanno da cornice ad un panorama mozzafiato che abbraccia tutto il golfo di Napoli. E questa, infatti,  potrebbe essere considerata “l’altra Napoli”: non quella del centro con i suoi scorci caratteristici, non la Napoli che si sposta in costiera amalfitana, questa è la Napoli della provincia alle pendici del Vesuvio, nel Parco Nazionale che lo tutela, Patrimonio UNESCO.

È, questa, la terra del pomodoro del Piennolo e dell’albicocca del Vesuvio, detta Pellacchiella , due grandi prodotti del territorio, ma anche della susina pazza di Somma Vesuviana, dei pinoli, delle nocciole, della ciliegia Durone del Monte, per non parlare dei vitigni autoctoni, Piedirosso e Coda di volpe in primis. Una  costola di napoletanità, forse la più vera e genuina, che rimane abbarbicata alle pendici del Vesuvio, amato come un padre e temuto come un nemico; croce e delizia che accompagna, di generazione in generazione, i sentimenti di queste genti. Alfonso Crisci, chef e titolare della Taverna Vesuviana, in questo paese ci è nato e cresciuto e, al contrario di molti conterranei, ha scelto di restare e di realizzare il suo sogno. Terminati gli studi all’istituto alberghiero, è la Scuola del Gambero Rosso che apre ad Alfonso le porte dell’ alta ristorazione: vi rimane sette anni fra stage importanti e incontri che restano riferimenti, come quello con Fulvio Pierangelini, il suo grande maestro. Avrebbe potuto girare il mondo e guadagnare velocemente, ma è a San Gennaro Vesuviano che Alfonso Crisci ha voluto  portare la cucina d’ autore e insieme ad essa un modo di pensare e di fare.

La partita, vinta, era quella di riuscire a realizzare nella provincia napoletana un ristorante di classe fatto di una squadra forte: in cucina con Alfonso c’è  Paolo Cece, affabile e preciso, in sala il maître Gianluigi Ercole e Carmela Simonetti, sommelier Ais e moglie di Alfonso, e poi Domenico Catapano, amico e compagno di lavoro che si occupa della comunicazione.

Alfonso ha trovato una “bella gioventù” del luogo che ha voglia di fare, di realizzarsi, di uscire dallo stereotipo della periferia napoletana; una squadra che segue Alfonso  e lo  sostiene nell’ attività di formatore presso la scuola del Gambero Rosso, nella cui squadra è rimasto come docente e  nell impegno con Michelin Friends, le cene in cui la Taverna Vesuviana  ogni mese ospita uno chef stellato.

La cucina di Alfonso Crisci omaggia la Dieta Mediterranea, trova ispirazione nel territorio e nella stagionalità e vuole esaltare la biodiversità vesuviana; il menù è ecclettico e abbraccia ampiamente terra e mare con una proposta che cambia ogni 15 giorni e che comprende anche tre percorsi di degustazione  da 40, 80 o 120 €. Armonia e delicatezza sono  l’ ottica in cui guardano le creazioni di Alfonso: abbinamenti e presentazioni sono pensati per regalare un boccone bello e gustoso, dai sapori precisi, ma mai pesante, mai troppo: uno stile che può definirsi equilibrato. Una cucina contemporanea che parte dalla tradizione, qui più radicata che a Napoli città, e che dalla tradizione si discosta il tanto per far diventare i piatti creazioni uniche: la scintilla della creatività che, associata alla tecnica, fa diventare una buona cucina, una cucina d’ autore.  Il benvenuto è una serie di miniature, stuzzicanti e curatissime, con materie prime che vanno ben oltre il concetto di “appetizer”, ma dei veri e propri  piatti. Un  vassoio offre al palato una tartare di baccalà con finocchietto, mostarda di pomodoro; un cannolo salato che racchiude una tartare di fassona e gel al mandarino; tataki di tonno con emulsione di parmigiano; tartelletta di camoscio con gambero rosso di Mazara; raviolo di cernia e patate; infine ostrica, pera, cognac e spuma di mango.

Gamberi marinati in brodo di faraona, latte di nocciole tostate, carciofo arrosto, blend cognac: un piatto  che parte dall’ idea di zuppa di pesce per diventare una  creazione  raffinata, equilibrata e delicatissima.

Baccalà in oliocottura su crema di zucchine novelle, pancetta e composta di kiwi: il trancio di baccalà, tenerissimo,  rivela ottime cotture e giusto è  anche l’abbinamento con il kiwi, che rinfresca e astringe, dopo il boccone grasso del baccalà con la pancetta che lo avvolge.

Spaghetto al ferro di propria produzione, genovese di calamaretti, crumble di pane secco, cozze: un piatto di base della grande cucina napoletana di mare, immancabile su una tavola partenopea che si rispetti.

Calamaro compresso, abbattuto su azoto, riduzione di agnello calda, granita di mozzarella, polvere di muschio, essenza di Sambuca, polvere di muschio e pomodoro. Il calamaro abbattuto è un millefoglie di calamaro, ottimamente trattato, il campo neutro su cui giocano le sfumature amare del muschio e delle polveri: un piatto creativo e contemporaneo che equilibra il pasto dopo un più classico spaghetto.

Cannolo con sfoglia di mango, cremoso di ricotta al cocco, fava di cacao su confettura di avocado: una versione rivisitata di un classico, il cannolo siciliano, particolarmente azzeccata nella bella stagione.

Una mano delicata quella di Alfonso Crisci, che crea piatti armonici nell’estetica e nel sapore che rispecchiano la sua personalità, pacata e legata ai valori tradizionali, ma desiderosa di mettersi in gioco e di raggiungere nuovi obiettivi  sul proprio territorio, una zona non facile. Alfonso è molto legato al suo paese e da qui non vuole spostarsi se non per un breve raggio: a soli tre km infatti c’è Metamorsi, la pizzeria-hamburgeria che gli sta dando grandi soddisfazioni  e probabilmente la scintilla della creatività sta già alimentando un nuovo fuoco.

Manuela Di Luccio

Taverna Vesuviana
Via Nuova Saviano, 207
80040 San Gennaro Vesuviano (NA)
Tel. 081 528 6181

www.tavernavesuviana.it

 

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