Premi INVIO per cercare o ESC per uscire
Dal centro cittadino di Amalfi parte una gola che risale il torrente Canneto. Un luogo quasi magico, certamente sospeso, dove i giardini di limoni incontrano la storia delle antiche produzioni della pregiata carta locale. È qui che, da 6 generazioni, la famiglia Aceto continua a raccontare il volto agricolo della Divina Costa.
Di grandi dimensioni, privo di semi, poco acido, ricchissimo di oli essenziali e terpeni. È lo Sfusato Amalfitano il protagonista, che da sempre fa i conti con un territorio fragile e un mercato pieno di imitazioni, nonostante l’IGP Limone Costa d’Amalfi. “Si legge in rete che qui ci sono circa 400 ettari di limoneti, la realtà è che non arriviamo nemmeno a 180. Molti giardini sono stati abbandonati: non si trova forza lavoro, i limoni vengono pagati pochissimo e lavorare tra i terrazzamenti è molto faticoso”. A fare il punto della situazione è Salvatore Aceto, di recente nominato presidente della Sezione Economica per la limonicoltura di Confagricoltura Campania.
Un’azienda dalle lunghe radici
Era il 1825 quando Salvatore Aceto (senior) acquistò un piccolo appezzamento di terreno a Ravello, inconsapevole che sarebbe stato il primo passo verso un impegno che avrebbe condiviso con le generazioni future. Gli anni d’oro furono tra il 1930 e il 1938, quando il commercio con l’estero fu particolarmente fiorente e la famiglia Aceto si attestò come la più grande produttrice della Costa d’Amalfi. Ma in un territorio in cui si lavora su piccoli terrazzamenti rubati alla montagna, con la preoccupazione delle piogge in inverno e degli incendi d’estate, l’unica strada si è rivelata l’accoglienza e la multifunzionalità.
Anche in questo precursori, questa famiglia di contadini volanti (così definiti perché si muovono spesso sulle piante arrampicandosi sui pali di sostegno dei pergolati) ha aderito ad un’agricoltura biologica, trasformandola in turismo esperienziale con l’ormai noto “Lemon Tour”. Difatti, Salvatore – con il fratello Marco e il papà Luigi – sono stati tra i primi a parlare al turista di una costiera agricola. Percorsi di trekking tra i giardini, momenti didattici, cooking class, pic-nic, degustazioni, sommati all’opportunità di seguire completamente la filiera dalla campagna alla tavola, passando per la trasformazione in limoncello e la cucina.
La necessità di innovare per guardare al futuro
“Qui i giovani guardano al turismo, ma non all’agricoltura, c’è troppa fatica e poco guadagno. Facciamo i conti con un’importazione a basso costo e di bassa qualità ed anche con l’omologazione richiesta dalla GDO, senza dimenticare le nuove malattie funginee e i nuovi insetti. Comincio a sentire gli effetti di aver trasportato per anni, continuamente, carichi di 60 kg su stradine impervie. La mia preoccupazione è trovare una soluzione per consentire alla settima generazione, che già comincia a sostenerci nel lavoro, di poter andare avanti con fiducia”.
Lo scorso maggio la famiglia Aceto ha organizzato delle esercitazioni di volo con dei droni, i quali sono riusciti a trasportare un peso netto di circa 80 kg. “È stato entusiasmante, mi auguro di riuscire a utilizzare questi prototipi a partire dalla prossima primavera. Avevamo anche provato ad utilizzare gli esoscheletri, ma abbiamo scale troppo piccole per permettere un appoggio sicuro. Per anni ci hanno aiutato gli asini, noi stessi siamo stati i trasportatori principali dei nostri limoni, questa possibilità potrebbe ridare vita non solo alla nostra agricoltura ma consentire anche il recupero abitativo di piccoli ruderi”.
Una gestione tutta familiare, l’integrazione della tecnologia e l’impegno ad una vendita diretta: è questa la ricetta di Salvatore Aceto. “Come Confagricoltura stiamo lavorando su più fronti, lo scorso mese ad Amalfi è stata sottoscritta la Carta dei paesaggi agrumicoli, col fine di riconoscere i territori interessati da queste coltivazioni come patrimoni produttivi, paesaggistici, ambientali, culturali e turistici. Anche la Costa di Sorrento vive situazioni similari, ecco perché stiamo cercando di unirci e impegnarci direttamente nella vendita senza passare da intermediari. La valorizzazione del nostro prodotto, tanto imitato ma altrettanto desiderato, deve partire da noi. Non possiamo permettere che i nostri giardini vengano abbandonati, il rischio è ambientale, oltre che culturale e agricolo. Ai turisti amiamo dire tutta la verità, quando vengono a trovarci raccontiamo le nostre giornate, la nostra fatica e la nostra passione, dunque, è doveroso specificare che ci sono tanti (troppi) fake, così proviamo anche a dar loro strumenti per difendersi!”.
Azienda Agricola Salvatore Aceto Via delle Cartiere, 59 – Amalfi (SA) www.salvatoreaceto.it
Giornalista, autrice e sommelier. Collabora con diverse testate, tra radio, web e carta stampata. Ama declinare la sua passione per il cibo e i viaggi senza dimenticare la sostenibilità. Sempre più “foodtrotter” è convinta che non v’è cibo senza territorio e viceversa.