Dal centro cittadino di Amalfi parte una gola che risale il torrente Canneto. Un luogo quasi magico, certamente sospeso, dove i giardini di limoni incontrano la storia delle antiche produzioni della pregiata carta locale. È qui che, da 6 generazioni, la famiglia Aceto continua a raccontare il volto agricolo della Divina Costa.
Di grandi dimensioni, privo di semi, poco acido, ricchissimo di oli essenziali e terpeni. È lo Sfusato Amalfitano il protagonista, che da sempre fa i conti con un territorio fragile e un mercato pieno di imitazioni, nonostante l’IGP Limone Costa d’Amalfi.
“Si legge in rete che qui ci sono circa 400 ettari di limoneti, la realtà è che non arriviamo nemmeno a 180. Molti giardini sono stati abbandonati: non si trova forza lavoro, i limoni vengono pagati pochissimo e lavorare tra i terrazzamenti è molto faticoso”. A fare il punto della situazione è Salvatore Aceto, di recente nominato presidente della Sezione Economica per la limonicoltura di Confagricoltura Campania.