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Alla tavola di Michelasso

07/04/2026

Alla tavola di Michelasso

Tra ozio e arte, la cucina napoletana che guarda lontano

Ozioso e spensierato, la vita di Michelasso è godereccia per definizione. In effetti, il detto popolare che riguarda questo personaggio, con tutta probabilità immaginario, recita: “Fare il mestiere del Michelaccio: mangiare, bere e andare a spasso". È a questa figura spensierata, che popola di citazioni molti dialetti italiani, che si è ispirato Lucio Sindaco quando ha dato vita al suo sogno nel cassetto, alle soglie della pensione.

“La mia fortissima passione per l’arte mi ha portato a collezionare molte opere, mentre coccolavo un altro amore: quello per la cucina. Mamma era una cuoca sopraffina, non poteva essere diversamente. Così, quando si è presentata l’opportunità di creare qualcosa che le mettesse insieme mi sono lanciato ed è nato il ristorante Michelasso”, racconta Sindaco.

Tra artisti contemporanei e perle di Renato Guttuso mescolate a ricordi di famiglia, le due sale creano un ambiente trasognante, che invita al bello. A due passi dalla Galleria Umberto I, a Napoli, si respira l’anima di una città che non invecchia mai, unendo magistralmente tradizione e lungimiranza.

Il sogno di Lucio Sindaco

“La parte iniziale di questa avventura è praticamente coincisa con il Covid, è stato spiazzante, ma ha rafforzato in me la convinzione che tra street food e proposte veloci ci fosse bisogno di un rifugio autentico. Così Michelasso è diventato una sorta di galleria dove si può mangiare, d’altronde dove si respira l’arte si mangia e si lavora meglio! Desideravo un luogo che ispirasse convivialità e voglia di star bene, nonostante le ovvie difficoltà sono contento di quanto stiamo facendo”.

Una quarantina di posti interni a sedere, più una dozzina nel dehors: accanto ai piatti ricercati si fanno notare le 450 etichette di vino. Molta Campania, ma anche internazionali, con un particolare riguardo per i francesi. Lucio Sindaco si è affidato ad un giovane di talento per la gestione del ristorante: il maitre Giorgio Zoccolella. È lui a fare da cerniera tra le sale e la cucina, nonché a narrare le storie che accompagnano i piatti.

Ingresso con dettaglio dehor MichelassoIngresso con dettaglio dehor Michelasso
Dettagli sala interna MichelassoDettagli sala interna Michelasso
Alla tavola di Michelasso

La cucina dello chef Francesco Petito

Da un anno e mezzo al timone della cucina c’è lo chef Francesco Petito. Campano, 30 anni, è in cucina da metà della sua vita. Dall’alternanza scuola-lavoro fino ad esperienze importanti come La Mola di Porto Cervo, Casa del Nonno 13 a Mercato San Severino, Villa Crespi a Orta San Giulio e Laqua Cannavacciuolo Countryside di Ticciano. 

“Sognavo di fare l’avvocato”, sorride e commenta lo chef, “ma l’ammirazione che provavo per mia madre in cucina era troppo forte, così mi sono iscritto all’Alberghiero. In partenza era solo curiosità, poi ho capito che si trattava di un amore viscerale. Mi piace l’idea di partire dalla nostra cucina, riconoscibile e golosa, e poi costruire qualcos’altro. All’identità aggiungo tecnica e creatività, sono pur cresciuto tra ragù e pasta a mano. Quell’imprinting non lo dimentichi e io mi diverto ad interpretarlo”.

L’ispirazione è, dunque, tradizionale, ma dentro ai piatti di Petito c’è il suo percorso professionale, la passione per i vegetali, il desiderio di aggiungere qualcosa di suo. Così cambiano le forme e le consistenze, ma resta un filo conduttore che non tradisce.

Francesco Petito, Lucio Sindaco e Giorgio ZoccolellaFrancesco Petito, Lucio Sindaco e Giorgio Zoccolella

Ne sono un esempio la bruschetta al pomodoro con colatura di mozzarella di bufala e la bistecca di cavolfiore con ketchup di papacelle, salsa di olive nere e mayonese al prezzemolo. Si fanno notare, tra gli antipasti, il tonno tataki con dressing agli agrumi, alioli e mayo al basilico e il carpaccio di manzo affumicato con lampone fermentato e cipollotto croccante. Quest’ultimo anche in versione veg con la barbabietola, in effetti c’è un intero percorso degustativo vegetale che piace anche gli onnivori. 


Gli spaghettoni con vongole veraci, bottarga di tonno, salsa al limone e fregola soffiata meritano la presentazione dello chef: “È un piatto a cui tengo particolarmente, semplice ma al contempo fortemente personalizzabile. Nel mio c’è un’immagine che mi riporta indietro nel tempo, la fregola rappresenta la sabbia e le bucce che ritrovavo tra i denti quando li preparava mamma. Ma è anche ricordo della mia esperienza lavorativa in Sardegna. Mangiare è più che nutrirsi, attraverso i piatti mi piace raccontarmi”.

Nuova veste anche per un abbinamento classico come le patate e la verza, che stavolta si trasformano in gnocchi con ripieno di verza su brodo di verza e spuma di formaggio di capra, e per un altro tipico come la scarola “mbuttunata”, servita con salsa di olive nere, aglio dolce, bagnetto verde e colatura di pinoli.

Tra i dolci si fa spazio, in maniera elegante e delicata, il cremoso di provola con sorbetto ai friarielli e cialda di pane cafone caramellato. Un dolce non dolce, che strizza l’occhio al carrello dei formaggi.

Bruschetta al pomodoroBruschetta al pomodoro
Gnocchi di verzaGnocchi di verza
Ristorante Michelasso
Via Santa Brigida, 14/16 - Napoli
www.michelasso.it 
Aperto di sera da martedì a sabato, a pranzo sabato e domenica
a cura di

Antonella Petitti

Giornalista, autrice e sommelier. Collabora con diverse testate, tra radio, web e carta stampata. Ama declinare la sua passione per il cibo e i viaggi senza dimenticare la sostenibilità. Sempre più “foodtrotter” è convinta che non v’è cibo senza territorio e viceversa.

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