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"Altre” cucine per la fame degli altri: mense caritative e cucine solidali a Bologna (Seconda parte)

30/07/2025

"Altre” cucine per la fame degli altri: mense caritative e cucine solidali a Bologna (Seconda parte)

In questa seconda parte vi raccontiamo cinque fra le sette principali mense attive a Bologna: Mensa della fraternità e Mensana (Caritas Diocesana), Mensa di Santa Cecilia, Mensa padre Ernesto (Antoniano), Mensa padre Gabriele Digani (Opera Padre Marella) 

 

 

Mensa della fraternità e Mensana (Caritas Diocesana)

La Caritas Diocesana è uno fra gli attori fondamentali della rete di solidarietà del territorio bolognese. L'operatore Marcello Magliozzi ci ha raccontato come, grazie al lavoro di circa 2.300 volontari, venga dato un aiuto importante a tante persone e famiglie attraverso la Fondazione San Petronio Onlus, la gestione del fresco orto-frutticolo a Villa Pallavicini, delle Mensa della Fraternità e Mensana.

La Mensa della fraternità si trova in Via Santa Caterina 8, sede della Fondazione San Petronio che è la casa di tanti senza dimora della città, italiani e stranieri.

Tutte le sere di ogni giorno dell’anno, vengono serviti circa 200 pasti per le persone senza dimora che, oltre alla mensa, accedono a docce, barberia, distribuzione di sacchi a pelo, spazio pomeridiano di incontro.

In cucina operano due cuochi professionisti, dipendenti della fondazione San Petronio, che si turnano per dare continuità al servizio, garantendo il rispetto delle normative igienico sanitarie. Ogni giorno una dozzina di volontari opportunamente formati (su un centinaio disponibili a rotazione) si divide fra il servizio in cucina e in sala dove avviene la distribuzione dei vassoi coi pasti. 

Caritas gestisce anche una mensa riservata a persone con problemi alimentari, chiamata Mensana, presso la parrocchia della Beata Vergine Immacolata, Un servizio di ristorazione solidale per le persone in difficoltà che coniuga il sostegno alimentare con la promozione di corrette abitudini alimentari, in collaborazione con Comune di Bologna, ASP e Azienda Ospedaliera Sant’Orsola Malpighi. Ad oggi Mensana accoglie 15 persone, con e senza dimora, e offre non solo un luogo dove mangiare, ma anche per creare relazioni e sviluppare il proprio senso di appartenenza alla comunità. Il progetto è seguito da un nutrizionista e un endocrinologo e, grazie ai volontari, ha tre aperture settimanali per il pranzo (martedì, mercoledì e giovedì), e due giorni di consegna per l’asporto (lunedì e venerdì). L'accesso a Mensana avviene tramite segnalazione del servizio sociale territoriale, del centro d'ascolto diocesano e dai centri d'ascolto parrocchiali della zona.

Le due mense ricevono i prodotti grazie a donazioni, integrando con prodotti che ricevono dal Banco Alimentare e con acquisti per arrivare a equilibrare il menù.

Alcune volontarie e volontari della Caritas Diocesana di BolognaAlcune volontarie e volontari della Caritas Diocesana di Bologna

La Mensa di Santa Cecilia

Padre Domenico Vittorini, sanguigno priore agostiniano della basilica di San Giacomo Maggiore di via Zamboni, fino all’avvento della pandemia apriva quotidianamente il chiostro del trecentesco oratorio di Santa Cecilia per offrire alimenti a un’umanità derelitta che orbitava intorno all’altrettanto malridotta Piazza Verdi, e si trattava in maggior parte di punkabbestia. Durante i due anni di pandemia, l’unica soluzione era fornire loro delle sportine contenenti vari tipi di alimenti. Superata la crisi, con la nascita di nuove mense come le Cucine Popolari, per Padre Domenico si aprivano prospettive nuove con l’obiettivo di sostenere i bisognosi, non di mantenerli. Così ne parlò con il cardinale Zuppi, perché a suo avviso non era più necessario tenere in vita la sua mensa, così adesso, due volte la settimana, dalle 11.20 effettua una distribuzione di generi alimentari di cui si rifornisce al Banco Alimentare, mentre per la frutta e la verdura fa capo a villa Pallavicini. Ne usufruiscono in media 70-80 persone ogni volta.

 

Mensa Padre Ernesto (Antoniano ETS Opere Francescane)

Le prime attività di distribuzione alimentare dalla mensa Padre Ernesto sono iniziate con la creazione dell’Antoniano ETS Opere Francescane. Nel 1954, l’idea di creare una mensa nasce da padre Ernesto che aveva vissuto l’esperienza dei campi di concentramento e si era ripromesso che qualora fosse riuscito a tornare a Bologna incolume avrebbe fatto qualcosa per aiutare chi avesse fame. 

Quella mensa è un luogo dove si cerca di dare risposte a bisogni alimentari ma anche un aiuto ad uscire da situazioni di solitudine e isolamento indotte dalla povertà. Al termine di ogni pasto ci sono corsi di italiano per stranieri, per lo studio della patente, ma anche di inglese e di teatro. Il venerdì invece è dedicato all’attività del cineforum che hanno chiamato Cinemensa.

Ogni lunedì la mensa ospita a cena famiglie seguite dal centro d’ascolto dell’Antoniano che si occupa anche dell’orientamento lavorativo e della formazione. Questa mensa serale ha preso avvio nel 2016 da una collaborazione con Food for Soul, progetto culturale fondato dallo chef Massimo Bottura e da Lara Gilmore

La mensa Padre Ernesto è aperta con accesso libero ogni giorno, tutto l’anno, con una media giornaliera che varia da 200 a 250 ospiti serviti su più turni. In cucina lavora un cuoco con una serie di aiuti, tutti assunti dall’Antoniano mentre il servizio ai tavoli è espletato da circa 600 volontari a rotazione lungo il corso dell’anno. Nel 2024 sono stati in totale 84.817 i pasti distribuiti, facendo registrare un incremento del 14,3% rispetto al 2023). A questi si aggiungono le 27.588 ceste alimentari destinate a persone e famiglie in difficoltà.

La Mensa Padre Ernesto, che in 70 anni ha distribuito oltre 3 milioni di pasti, è uno spazio di umanità, accoglienza e ascolto, molto più di un luogo dove mangiare.

Antoniano Onlus - VolontariAntoniano Onlus - Volontari
Mensa p. Ernesto - Antoniano OnlusMensa p. Ernesto - Antoniano Onlus

Mensa padre Gabriele Digani (Opera Padre Marella)

Delle attività di Opera Padre Marella abbiamo parlato con il responsabile Fabio Mele. L’Opera nasce a Bologna nel 1948 grazie al sacerdote don Olinto Marella, fondatore della prima “Città dei ragazzi”, che ha continuato ogni giorno della sua vita a chiedere l’elemosina all’angolo di via Drapperie dove lo ricorda un bassorilievo in bronzo. L’Opera, Ente Ecclesiastico Civilmente Riconosciuto, conta fra le sue attività assistenziali la “Mensa padre Gabriele Digani” (che prese il posto di padre Marella) in via del lavoro 13, dove è attivo anche il Pronto Soccorso Sociale. In quella comunità d’accoglienza vengono ospitate in camere doppie con bagno circa 70 persone seguite dai servizi sociali del quartiere, minori stranieri non accompagnati, migranti, anziani indigenti, genitori separati, lavoratori in difficoltà. Tutti usufruiscono di colazione, pranzo e cena. Oltre a questo, viene fornito un servizio di lavanderia e stireria, pulizia della camera e un supporto psicologico, con l’aiuto al disbrigo di pratiche burocratiche. L’obiettivo è fare in modo che le persone in difficoltà possano trovare una nuova autonomia socio-lavorativa. 

Da alcuni anni è stata attivata una collaborazione con le Cucine Popolari per la gestione della mensa, che ha sede nella stessa comunità, dove ogni giorno un centinaio di poveri riceve delle sporte contenenti le portate di un pasto. 

 

2/3 CONTINUA…

 

Nella terza parte della nostra indagine raccontiamo altre due fra le sette principali mense attive a Bologna: Cucine Popolari (CIVIBO Onlus) e Comunità di Sant’Egidio

 

a cura di

Bruno Damini

Giornalista scrittore, amante della cucina praticata, predilige frequentare i ristoranti dalla parte delle cucine e agli inviti nei salotti preferisce quelli nelle cantine. Da quando ha fatto il baciamano a Jeanne Moreau ha ricordi sfocati di tutto il resto.

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