L’energia di un luogo così
Varcare la soglia della bottega equivale a un trapasso temporale, ve lo raccontavamo prima. Ma tutto si riaggancia al presente non appena si avvia una conversazione con chi sta attorno, personale o ospiti che siano. Lo scambio di sguardi, voci e bicchieri crea una sensazione di familiarità leggera, ben diversa da quella che si potrebbe avvertire in un sito museale, a cui si approccia solo per ammirare la bellezza. C’è calore, attenzione, ilarità, attenzione nei gesti. In altre parole c’è la bottega, in cui pareti e persone si fondono.
La direzione è affidata dal 2014 a Luca Nicolis, guida carismatica di una squadra di oltre quaranta persone, spalmate tra sala, cucina e il nuovo locale di Cortina, aperto il 30 dicembre scorso. Confrontandoci con Luca capiamo che l’energia che si avverte non è dovuta solo alla natura del luogo. Dietro ci sono pensieri precisi e assunzioni di responsabilità.
“Siamo convinti che la qualità del tempo trascorso nell’ambiente di lavoro, così come la qualità e la quantità del tempo libero, siano fondamentali. L’impiego nella ristorazione oggi non si può più trattare come dieci anni fa, anche se alcuni si ostinano a crederlo. Bisogna garantire il giusto risposo, quindi due giorni/due giorni e mezzo a settimana e assicurare un ambiente dinamico e propositivo. Una persona che sta bene lavora meglio, e con lei le altre, questo è fuori discussione. Bisogna poi garantire le occasioni di formazione e apprendimento, e non mi riferisco solo a visite formative ma anche a interscambi con altre attività di ristorazione. Se dai modo a chi lavora con te di crescere e coltivare la conoscenza allora sarà anche più difficile che quella persona senta il bisogno di cambiare occupazione per fare esperienza. Sono concetti di welfare che non sono scontati nel settore dell’ospitalità”.
Ci è capitato di sentire altre volte considerazioni simili ma non sempre erano supportate da evidenze reali, cioè dai fatti. In questo caso le scelte si attuano e i risultati sono tangibili.
“Da quando sono qui sono andati via in tre, forse quattro dipendenti. I nostri ragazzi rimarranno fino alla pensione!!” scherza Luca. “Gente valida, capace, ce n’è, dobbiamo solo dare loro le condizioni di esprimersi e di sentirsi valorizzati. Il fattore economico, lo stipendio più alto, non deve essere l’unico elemento attrattivo, altrimenti ne facciamo una lotta a chi offre di più. La fedeltà al progetto e il sentirsi parte, queste sono le leve fondamentali”.