Due anni fa mi aveva colpito una notizia: l’abitudine, a New York sempre più diffusa, di cenare al ristorante alle 18,30/19. Abitudine già di casa nelle nazioni nordiche ma a New York…
Sapendo come gli stili di vita, le mode, la musica e, in questo periodo, la politica statunitense ha da sempre contagiato l’Italia non avevo alcun dubbio che questa tendenza del cenare presto sarebbe arrivata anche da noi.
Il fenomeno ha un nome (ovviamente dall’inglese): early dinner, cena anticipata.
È un ritorno, dobbiamo dirlo, a un’abitudine che era in essere, nel nord italiano, fino agli anni Ottanta del secolo scorso.
Ora ritorna e porta con sé una conferma del cambiamento sociale in atto: mangiare presto significa, anche, risparmiare economicamente. Si salta la fase dell’aperitivo, o quel rito sostituisce la cena, ad esempio. Si recupera tempo per fare altro che non è continuare a frequentare locali ma andare al cinema, a teatro, oppure tornare a casa.
La cena a un orario anticipato è anche una formula di benessere perché andare a letto dopo essersi alzati tardi da tavola non aiuta certo la digestione.
Per i ristoranti cosa significa questo cambio di abitudine che si sta, poco alla volta, affermando?
Un giro in più di tavoli; si possono fare due turni e questo aiuta sul piano della gestione economica del ristorante. Oppure avere meno pressione sull’orario di lavoro del personale. In molti altri stati, se ci fate caso, alle 23 i ristoranti sono già tutti chiusi.
Questo diventa un oggettivo vantaggio operativo: si gestisce meglio il personale e le prenotazioni, si organizza nel migliore dei modi l’attività di cucina. Cena anticipata o early dinner come lo si voglia chiamare è un frutto della crisi economica?
In parte si; nelle grandi città il costo della vita è elevatissimo, pensiamo a Milano dove, si dice che c’è un milionario ogni 12 abitanti (fonte: rapporto annuale di Henley&Partners pubblicato a metà gennaio dal Sole 24 Ore) ma ci sono migliaia di ragazzi giovani che studiano o lavorano e i soldi che prendono non consentono di certo una vita da nababbi.
Il costo della vita pesa ancora tanto nella stragrande maggioranza delle famiglie e delle persone in Italia e, a venir meno, sono proprio quelle spese che si possono definire superflue tipo cenare fuori.
Non è ancora così drammatica la situazione ma che ci sia più cura nella scelta del ristorante, è un dato incontrovertibile. Infatti i ristoranti che prestano attenzione alla qualità della proposta gastronomica, rendendola comprensibile sia a livello di costo che a livello di gusto, alla qualità del servizio che rende piacevole la serata evitando all’ospite di sbracciarsi per attirare l’attenzione dei camerieri, la bellezza degli ambienti, con insonorizzazione delle sale, luci al posto giusto e musica adatta all’ambiente, restano ancora sempre pieni.
Che altro dire?
Prestiamo attenzione ai cambiamenti, solo così riusciremo a governarli!
Benhur Tondini