Materie prime e persone
Abbiamo voluto parlare con loro, approfondire il metodo di lavoro, le sensibilità, esattamente come abbiamo fatto in questi mesi con tanti altri ristoratori affiliati alla rete. Ricordandoci una cosa, che tra l’altro è ben legata a tanti altri articoli di questo numero del magazine: le esperienze altrui sono sempre una risorsa utile per la crescita. Con questo spirito abbiamo sentito la condotta di Domenico Ferraioli (affiancato dall'instancabile moglie Imma), della sua famiglia, della sua impresa.
“La materia prima e le persone sono il cardine delle nostre attività” ci dice, con il suo fare caldo e pragmatico.
“Quando dico che sono priorità intendo dire che prima di ogni altra cosa ci fermiamo per conoscere questi elementi. La conoscenza è sempre il punto di slancio per ogni progetto personale o collettivo”.
Come dare torto a Domenico? Anche se pare una banalità, oggi rintracciamo un po’ ovunque atteggiamenti lontani dalla conoscenza - vera, sudata, voluta - delle cose. Basta scorrere alcuni menu per incontrare piatti ricoperti di salse disposte nello stesso modo, ingredienti impiegati senza che se ne conosca l’origine, l’impronta culturale, il metodo di preparazione. Non è una regola, sia chiaro, ma è evidente che i modelli da seguire siano altri. Per avere un futuro con prospettive sane bisognare dedicare tempo, quindi approfondire.
“Nella nostra famiglia e nelle nostre attività di ospitalità siamo abituati a conoscere le persone, siano fornitori, dipendenti o clienti. Parlo dei primi, intanto: acquistiamo da chi lavora in questa zona. Con Raffaele Afeltra, che dirige la cucina, abbiamo deciso di continuare sulla stessa linea. Ci piace valorizzare ciò che è proprio qui, a due passi; i limoni della Costiera, inevitabilmente, i totani di Furore, i formaggi a pasta filata di Agerola… e potrei continuare a lungo. Ma oltre che una pertinenza territoriale ciò che ci preme è la connessione con le mani che li lavorano. Non è detto che siano solo fornitori di lunga data; a volte sono nuovi e in quel caso investiamo tempo per capire il loro modus operandi, la loro storia. L’altro aspetto riguarda i collaboratori (i nostri sono 18) con i quali, oltre ad avere un rapporto diretto, abbiamo rispetto e riconoscenza. Infine, i clienti: anche per relazionarci a loro mettiamo sempre al primo posto il rispetto. Rispettare un ospite significa anche essere autocritici, ascoltatori e porre rimedio ad eventuali errori. Così abbiamo imparato negli anni”.