Riuscire a creare una rete coesa
Apre il suo intervento con un messaggio forte, Vittorio Dall’Aglio, presidente Gruppo Scuole FIPE, che arriva al cuore di chi l’ascolta: “Oggi è una giornata importante, unica, direi storica. Un open day fatto con tante scuole che hanno vinto la ritrosia di ritrovarsi concorrenti diventando colleghe è un grande risultato. Scuole che pur mantenendo una loro unicità, loro caratteristiche, si sono messe insieme per creare una rete coesa che metta a fattor comune le esperienze di ciascuna, cercando di dare un respiro più ampio alle attività di istruzione e formazione (nel campo della ristorazione e dell’ospitalità) , per rispondere sempre meglio ai bisogni delle imprese e avviare un indispensabile confronto con le istituzioni”.
E poi una precisazione sull’Open day in corso:
“Raccontando le diverse offerte formative delle scuole (senza limitarsi a distribuire brochure) e portando testimonianze dirette dei loro studenti e diplomati che stanno lavorando con successo, l’Open Day si pone come uno spazio reale, un momento di dialogo, fra mondi che a volte si parlano ma non sempre si riconoscono”.
E infine quel messaggio accorato e così carico di umanità:
“Vogliamo aiutare i giovani a orientarsi, vogliamo offrire loro gli strumenti giusti per scegliere in un modo consapevole il loro percorso di crescita, di realizzazione e di futuro”.
Un finale a sorpresa
A chiudere la mattinata entra in campo il Direttore Generale di FIPE, Roberto Calugi, che con grande freschezza si sintonizza direttamente con gli studenti in sala, spiazzandoli: “Chi insegna a parlare in pubblico dice che tendenzialmente bisogna evitare di fare tre cose: parlare per ultimi, parlare dopo un parterre come quello che mi ha preceduto oggi e parlare a un gruppo di giovani, perché non sono diplomatici, dicono la verità… se sono stanchi o disinteressati lo fanno capire guardando il telefonino o parlando fra loro .Io, in questo momento, ho tutte e tre queste condizioni, per cui sarò rapidissimo nelle mie conclusioni. Ho ascoltato tutti gli interventi e mi porto a casa tre cose, non più di tre, che credo siano abbastanza importanti. Qualcuno prima diceva che non importa se non sapete ancora cosa fare nella vita. Almeno, dico io, cercate di capire che cosa volete essere, che il passaggio fondamentale della vita poi è tutto lì: che cosa vogliamo essere, non cosa vogliamo fare. Concetto tutt’altro che banale, su cui si è spaccato la capoccia mezzo mondo della filosofia moderna. E con questo arriviamo al secondo punto: vedete quel logo dove c’è scritto FIPE? Quando abbiamo deciso modificarlo, per specificare sotto la scritta FIPE i settori che rappresentiamo (ristorazione, intrattenimento, turismo), abbiamo assoldato i migliori grafici, i quali hanno tutti convenuto che ciò che ci unisce è il sorriso, perché il nostro lavoro è far star bene le persone, e quindi hanno inserito sotto le scritte un tratto ad arco rovesciato (come un sorriso). Allora, mi dovete dire quale altro lavoro nella vita vi dà questo privilegio, che significherà anche “farsi un mazzo così”, tecnicamente parlando, ma avrete il privilegio che la giornata passa. Perché il segreto nella vita, e io lo sto provando, è fare qualcosa che amate! Questo è un lavoro, terza cosa, che dà spazio a chiunque: dà spazio a un timido, dà spazio a un creativo, dà spazio a un meticoloso, dà spazio a un attore (ditemi voi cos’è una figura di sala se non un attore che entra in scena!). Quindi lavorare nel nostro mondo è veramente qualcosa di straordinario e mette voi stessi nella condizione di dimostrare quello che siete, non quello che volete fare. Perché nella vita avete tante persone che vi diranno quello che dovete fare, sarete voi a decidere quello che volete essere!”.
Nel pubblico, fra i ragazzi, “non volava una mosca”. Sta a noi cercare di connetterci e tenere alta la loro attenzione!