Che ruolo deve avere quindi la scuola?
“Bisogna far in modo che la scuola sia un laboratorio di vita (living lab), che eserciti a fare non solo prove di realtà ma anche a realizzare veri e propri eventi. Per come la penso io bisogna che escano da questo percorso figure che abbiano anche competenze trasversali, preparate nell’organizzare iniziative, comunicare, gestire i social...Ho attivato anche un corso per food blogger (tra i primi a partire in Italia). E lavoriamo pure con l’intelligenza artificiale, per fare alcuni esempi di dove spaziamo. L’idea è che chi frequenta questa scuola debba cercare di vivere la realtà. Da noi succede con eventi esterni come Ferrara Food Festival, Cibo è chi lo fa, per citarne alcuni, organizzati dalla Strada dei vini e dei sapori, oppure ospitando iniziative, come è accaduto di recente con AEHT Yout Parliament, (30 giovani studenti provenienti da 27 Paesi della UE hanno discusso delle sfide del settore dell’ospitalità e del Turismo). Più di tutto però organizziamo, nel corso dell’intero anno, moltissimi eventi interni, i cosiddetti Atelier del gusto e della tradizione estense - progetto didattico attraverso cui la scuola si apre al territorio e ai suoi committenti (Università, associazioni no profit, enti, club culturali...) - che rientrano nel Patto di Comunità Territoriale, dal momento che si tratta di servizi fatti per la comunità. E questo è il famoso service learning, il contributo dei giovani alla comunità, che nessuno fa. E quando lo si fa è sempre nell’ottica di recupero di zone socialmente depresse. Se la scuola ti chiude all’interno di un’aula tu imbrigli tutta la tua creatività, patrimonio genetico che nasce dalle generazioni passate, basate sulla necessità del bisogno. Una volta riuscivi perché avevi bisogno, avevi fame. Adesso questa fame non c’è più però è rimasta nel tuo bagaglio genetico questa creatività e non la puoi imbrigliare”.
Ha citato il Patto di Comunità territoriale. Ci spiega di cosa si tratta?
“Tutti gli eventi che ci vengono richiesti comportano al committente la sottoscrizione del Patto di Comunità Territoriale, in cui si dichiara che il nostro primo valore sono i giovani, di cui dobbiamo sviluppare le competenze in un’ottica di identità collettiva, per quanto riguarda il nostro settore enogastronomico e agroalimentare (espressione estesa perché guido anche l’agrario). L’obiettivo del Patto di comunità è formare i futuri esperti del settore che entreranno nel mondo del lavoro, però con la consapevolezza che è data e da quello che gli è stato insegnato ma anche da quello che hanno vissuto, solo così si supera il differenziale di quanto richiesto dal mondo reale”.