Ma è davvero andata così?
Molti lo mettono in dubbio. A Hong Kong, dove il chicken tikka masala è popolarissimo per via del retaggio coloniale britannico, molti chef liquidano la storia come falsa e inventata per puro folklore, sottolineando che piatti simili era possibile incontrarli già prima dell’“invenzione” scozzese. In effetti, nel Punjab degli anni Quaranta si era diffusa una preparazione che ricorda molto il tikka masala, tanto che spesso ancora oggi i due vengono scambiati per la stessa pietanza: il butter chicken, creato nel 1948 da Kundan Lal Gujral, il celebre chef indiano, padre anche della ricetta ufficiale del pollo tandoori.
La tradizione dei bocconcini disossati, i tikka, risalirebbe addirittura al sedicesimo secolo. Si racconta che Babur, primo sovrano dell’Impero Moghul, il più importante regno indiano di religione musulmana, fosse talmente terrorizzato all’idea di soffocare con un osso di pollo da ordinare ai suoi cuochi di rimuoverne ogni traccia prima della cottura. Da quella richiesta nacque una tecnica che ancora oggi definisce questo tipo di preparazione e che nel tempo è diventata parte integrante della cucina dell’Asia meridionale. Anche per questo molti chef sostengono che, pur essendo stato formalmente assemblato per la prima volta in occidente, il chicken tikka masala resti un piatto profondamente indiano nella sua struttura. In questa lettura, la rivendicazione scozzese riguarda soprattutto il suo riadattamento, più che la sua vera origine.
La sua popolarità però diventa tale che travalica presto la cucina. Tra gli anni Novanta e Duemila il tikka masala si trasforma in un simbolo politico, usato per narrare un Regno Unito capace di integrare influenze diverse. Nel 2001 l’allora ministro degli esteri britannico, Jack Straw, lo incorona piatto nazionale, trasformando una ricetta ibrida in metafora del multiculturalismo. Questa celebrazione però, è sempre parsa piuttosto ambigua: da un lato riconosce il contributo della diaspora, dall’altro rischia di semplificarlo, oscurando condizioni di lavoro fragili e una storia segnata da discriminazioni.