In un altro articolo di questa rubrica, che indagava le aspettative che anticipano il piacere al ristorante, ci domandavamo quanto fosse rischioso per un locale concedersi troppo al pubblico prima dell’esperienza vera e propria. Andrew spiega come loro, al Lemelae, stiano percorrendo la strada del vedo non vedo, ovvero allettare chi li segue lasciando che sia l’esperienza vera e propria a parlare, come ci raccontava lo stesso Francesco Sodano nel contributo precedente.
“Sono felice di accogliere persone che sanno poco di noi. Penso sia più facile così sorprenderli, evocare in loro delle emozioni. Quando entrano trovano corrispondenza in ciò che abbiamo comunicato sia perché la cucina è strettamente ispirata al bosco e ai produttori locali, sia perché la sala accoglie elementi veri, come fiori ed erbe, e i prodotti raccolti che fermentiamo”.
Per un progetto come quello di Andrew - non collocato in un centro urbano o lungo una rotta ad alta frequentazione - non pare si possa contemplare l’assenza totale dalle cronache, sarebbe troppo rischioso. Ecco perché il passaparola viene supportato da una ragionata comunicazione.
Mentre scriviamo però ci viene in mente un altro indirizzo che ha invece adottato la strada del modico silenzio…
Nel modico e ricercato silenzio
Il Topicco, un ristorantino agricolo situato nel sud marchigiano, su un costone che si affaccia al mare, celato tra la vegetazione, è una di quelle insegne in cui torneresti ogni fine settimana, o forse anche più. Elena e Alessandro, la coppia che lo gestisce, hanno scelto sin da subito, dall’apertura avvenuta nel 2020, la strada della pacatezza. Sono presenti in punta di piedi sui social, non partecipano a grandi iniziative pubbliche, non postano video, non hanno nemmeno il sito web. Stanno defilati, eppure da loro passano tante persone, di ritorno o per sentito dire. Persone che spesso diventano amici o conoscenti, grazie all’atmosfera distesa e conviviale, oppure rimangono semplicemente clienti soddisfatti e affezionati.
I tavoli in bella stagione sostano nel giardino esterno, mentre nei mesi più freddi sono all’interno, nell’unica sala di una casa colonica restaurata. Elena e Alessandro comunicano praticamente solo quando si è liberato qualche posto a sedere all’ultimo minuto, con uno scatto semplice e le informazioni essenziali per consentire di prenotare. Una mossa inevitabile per un locale che ha un numero esiguo di coperti e tiene aperto solo per pochi servizi a settimana.
Le loro risorse sono principalmente le produzioni dell’azienda agricola, in primis l’olio, e i formaggi auto prodotti, da cui nasce un menu uguale per tutti i commensali (le variazioni sono solo su richiesta). Anche questo raccontano, ma con il contagocce, pubblicando solo di rado qualche foto dei loro bellissimi ortaggi e poco altro.
Non sono fanatici degli eventi, delle ‘collab’, non si mostrano mai in foto, non cambiano grafiche a seconda delle stagioni, non amano le interviste. Si rintracciano soprattutto per passaparola. Abbiamo voluto rispettare la loro volontà evitando, da quando li abbiamo conosciuti, di raccontare fino in fondo cosa offrano, le loro storie e tutte le altre sfumature che riguardano il loro bellissimo progetto. Ma custodiamo gelosamente il ricordo di una bellissima cena… e anche il loro bigliettino da visita.