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Con forbici e Coccoina la poesia si fece visiva

28/02/2024

Con forbici e Coccoina la poesia si fece visiva

Tutto ha inizio con due convegni “fondativi”, Arte e comunicazione (Firenze, Forte del Belvedere, 24-26 maggio 1963) e Arte e tecnologia (Firenze, Forte del Belvedere, 27-29 giugno 1964), coi quali due poeti fiorentini, Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, danno vita al GRUPPO 70, uno dei sodalizi artistici più interessanti nel contesto della neoavanguardia italiana. A loro si uniscono Lucia Marcucci, Ketty La Rocca, Luciano Ori, Michele Perfetti e il pittore Antonio Bueno. Li celebra fino al 5 maggio 2024 la Galleria d’Arte Moderna di Roma con una mostra curata da Daniela Vasta, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con gli Archivi “Carlo Palli” di Prato e “Lamberto Pignotti” di Roma, Fondazione Bonotto di Molveno (VI). Organizzazione: Zètema Progetto Cultura. Il bel catalogo con le illustrazioni a colori delle opere esposte è di De Luca Editori d’Arte.

Volumi di Poesia Visiva dalla collezione di Bruno DaminiVolumi di Poesia Visiva dalla collezione di Bruno Damini

Quartier generale del Gruppo era in principio l’appartamento di Miccini in via de’ Neri 4, a due passi da Piazza della Signoria, sede della sua casa editrice e della rivista TÈCHNE che graffava con metodica dadaista i contributi ciclostilati inviati da artisti e poeti da tutto il mondo in dimensioni disomogenee e visivamente molto efficaci. Da lì e da gallerie come La Piramide e lo Studio Firenze nascono collegamenti e collaborazioni con altre città e gruppi di pittori, sperimentatori di Poesia Concreta e Poesia Sonora e artisti “dissenzienti”, coinvolgendo intellettuali e studiosi come Luciano Anceschi, Gillo Dorfles, Umberto Eco. I musicisti Giuseppe Chiari e Sylvano Bussotti furono il collegamento con John Cage e il movimento internazionale Fluxus e con la sua “succursale” italiana nella casona di campagna di Rosanna Chiessi, Edizioni Pari&Dispari, in quel di Cavriago (RE), il paese col busto di Lenin in piazza.

La Poesia Visiva nasce con spirito contestatario verso la tradizione letteraria, contro il crescente strapotere dei mass media nell’intento di stravolgerne il linguaggio patinato con strumenti “poveri” ma capaci di attivare un’efficace “guerriglia semiologica”. Il loro innesco rivoluzionario, originariamente a base di forbici e Coccoina, non poteva mirare alla detronizzazione del Grande Fratello ma a loro bastava sbertucciare la nudità del potere ridicolizzandone gli stilemi linguistici.

La Poesia Visiva puntava a coniugare scrittura e arti visuali adottando strumenti e tecniche che oggi, in tempi di multimedialità, han l’aria ingenua ma allora avevano il pregio di essere a basso costo e di facile utilizzo nella realizzazione di opere che volevano esprimere un pensiero comprensibile ai più, affrontando con irridente ironia le pubblicità dell’epoca ma anche temi sociali quali l’emancipazione della donna e la tragicità di eventi come la guerra del Viet Nam.

Carciofo alla giudiaCarciofo alla giudia

Assimilata la lezione delle avanguardie storiche, quella dadaista coi suoi ribaltamenti di senso, e soprattutto del paroliberismo futurista, i nostri son partiti all’assalto del fortino massmediatico e di una cultura letteraria ed artistica autoreferenziali con le armi del collage, strumentalizzando il linguaggio del fumetto e del fotoromanzo, col fotomontaggio (quando le imposture di Photoshop non erano ancora preconizzabili) sovrascrivendo pazientemente con il Letraset (caratteri trasferibili in uso ai grafici d’antàn), pestando i tasti di macchine da scrivere meccaniche, col ciclostile e fotocamere analogiche i cui click i più danarosi potevano ingrandire sulle preziose tele emulsionate Tensi.

Nascono così le opere esposte in questa mostra: collage tra ironia e sarcasmo di Eugenio Miccini, dissacranti inserti a fumetti di Lamberto Pignotti, la finezza icastica di Ketty La Rocca, l’attenzione alla condizione femminile e alla politica di Lucia Marcucci, “collage totali” di Luciano Ori, la critica alla strumentalizzazione consumistica del corpo della donna di Michele Perfetti e le opere più squisitamente pittoriche e pop di Roberto Malquori.

Gli artisti del Gruppo 70, che per altro si sciolse nel 1968, non potevano averla vinta sullo strapotere ipnotico e coercitivo della pubblicità e dei mezzi di comunicazione di massa, ma con la loro instancabile ricerca di confronto, specie con le giovani generazioni (Miccini e Pignotti furono anche brillanti docenti universitari), seppero seminare i germi di una presa di coscienza capace di interpretare e generare antidoti a quelle malìe incantatrici, con creazioni di irridente e ribellistica creatività che hanno fatto guadagnare loro un posto di rilievo nella storia dell’arte contemporanea riuscendo a penetrare con le loro opere in importanti collezioni private e in prestigiose istituzioni museali in Italia e all’estero.

 

Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale

Via Francesco Crispi, 24 - Roma

Fino al 5 Maggio 2024
INFO: Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 19.00) 

www.museicapitolini.org

 

Da Giggetto al Portico di OttaviaDa Giggetto al Portico di Ottavia

Mangiare a Roma

Oltre a pellegrinar per mostre, recatevi all’Auditorium Parco della Musica, tutto l’anno propone grandi concerti d’ogni forma musicale, ma andateci “già mangiati”, i generi di sconforto del punto di ristoro del pur maestoso complesso disegnato da Renzo Piano inducono al digiuno salutistico. Rifatevi dopo, Roma ha una vita notturna vivace, fra 20.000 attività di ristorazione e circa 15.000 bar c’è solo l’imbarazzo della scelta, schivando scelte imbarazzanti coi consigli degli amici, le guide, affidandovi al vostro fiuto e un po’ ai dadi. Ma attenzione, i locali più gettonati s’affidano prioritariamente alle prenotazioni on line. Programmatevi per tempo perché rischiereste di trovare disponibilità a distanza di giorni dalla vostra fame.

Carbonara, gricia, cacio e pepe, abbacchio, cimaroli? ecco un piccolo elenco di locali che vi saranno sicuramente noti:

- Trattoria da Armando Al Phanteon, Salita de’ Crescenzi, 31 www.armandoalpantheon.it Gestita dal 1961 dalla famiglia Gargioli, conta solo 20 coperti all’interno.

- Roscioli Salumeria con cucina, via dei Giubbonari, 21  www.salumeriaroscioli.com 

Lo chef Nabil Hadj Hassen, che affianca Alessandro Roscioli da 16 anni, è accreditato per preparare la migliore carbonara su piazza.

- Da Giggetto al Portico di Ottavia, Via del Portico di Ottavia, 21A/22, Tel 06.6861105, www.giggetto.it Dal 1923 terza generazione della famiglia Ceccarelli. Nella stagione dei cimaroli, ne vedrete pulire casse su casse.

 

Per i cultori del quinto quarto:

- Checchino dal 1887, accanto al mattatoio, www.checchino-dal-1887.com 

- Santo Palato, www.santopalatoroma.it trattoria moderna a due passi da San Giovanni, consacrata dalla chef Sarah Ciccolini a “regno della tradizione giudaico romana”.

- “Dar Filettaro a Santa Barbara”, Largo dei Librai 88 (a due passi da Campo de' Fiori) 06.6864018. Parla chiaro l’insegna sull’ingresso della trattoria: FILETTI DI BACCALÀ (fritti in pastella).

Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale. Foto Bruno DaminiGalleria d'Arte Moderna di Roma Capitale. Foto Bruno Damini

Non esitate ad avventurarvi alla scoperta di nuovi osti e giovani affermate attività. Nel Rione Monti, a un tiro di schioppo dal Colosseo, si trovano Broccoletti, intimo ristorantino in Via Urbana, 104, Tel. 06.90271389, e La Barrique - www.labarriquemonti.it - in via del Boschetto, dove mangiare o piluccare col conforto di una fornita biblioteca vinaria in vitro e su carta. 

a cura di

Bruno Damini

Giornalista scrittore, amante della cucina praticata, predilige frequentare i ristoranti dalla parte delle cucine e agli inviti nei salotti preferisce quelli nelle cantine. Da quando ha fatto il baciamano a Jeanne Moreau ha ricordi sfocati di tutto il resto.

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