Qual è l’unico senso che rimane defilato mentre si degusta un vino?
Se siete assidui frequentatori delle degustazioni o se ogni giorno aprite bottiglie per i vostri clienti non dovreste fermarvi nemmeno un secondo a pensare: è l’udito. Aprite ora una bottiglia con la scusa di volerci fare caso. Probabilmente a questo punto inizierete a prestare attenzione ai suoni che accompagnano quel momento: il tappo che scocca, il vino che sgorga nel bicchiere, la bollicina che sale più o meno agilmente rinfrancando la bevuta. Si generano dei suoni veri, rassicuranti, spesso accompagnati dalla curiosità di scoprire cosa si cela dentro a quella bottiglia.
“Parlando di vino, però, c’è anche un altro tipo di ascolto” ci dice Andrea Brunelli, produttore di San’Ambrogio di Valpolicella (nella parte occidentale della Valpolicella Classica) che conduce la sua azienda, Corte Bravi, con il fratello Ivano. Sono loro i protagonisti di questa puntata della rubrica.
Ascolto, cura e rispetto
Il motto dei fratelli Brunelli è aver ascolto, cura e rispetto. Parole semplici ma potenti, di cui ci si può riempire in abbondanza, come insegna la comunicazione contemporanea. La questione è però essere in grado di ottemperarle.
“L’ascolto ha un ruolo importante nella nostra azienda ma anche nella vita che sta al di fuori dell’ambito lavorativo. Ed è proprio lì, probabilmente, che risiede il cardine della nostra attività. Faccio un passo indietro per raccontarti come è cambiata la nostra azienda in questi tredici anni” inizia così Andrea, che non risparmia mai modi gentili anche quando lo si va a trovare in cantina.
“Corte Bravi nasce nel 2011. Io ed Ivano siamo legati, per familiarità, alla passione di fare il vino. Abbiamo sempre pensato che per svolgere questo mestiere ci fosse bisogno di prendersi delle responsabilità, di aver cura dell’uva e del territorio in cui abitiamo. È proprio ragionando su questi termini nel 2015 abbiamo intrapreso il percorso di certificazione biologica. Ci siamo resi conto che le nostre famiglie e i nostri figli sarebbero cresciuti tra i vigneti che coltiviamo e questo ci ha dato ancora più stimolo ed entusiasmo nel salvaguardare la nostra terra. Così hai capito perché nelle nostre etichette è messa in evidenza una coccinella, simbolo della lotta biologica e della biodiversità”.
Gli appezzamenti di Corte Bravi sembrano comporre un piccolo anfiteatro naturale, composto da vigneti, ulivi e qualche albero da frutto. Il tutto è adagiato su un terreno calcareo-argilloso, con un ottimo drenaggio. Mentre la cornice, gli spalti dell’anfiteatro, per intenderci, presentano un caratteristico tufo giallo. Tra un filare e l’altro compaiono solo distese d’erba e fiori di stagione. È un campo gioioso, in salute, quello su cui si muovono Andrea e Ivano.
“Per noi avere cura e rispetto significa prima di tutto eliminare del tutto l’utilizzo di pesticidi in campo, e poi utilizzare solo acqua piovana e avvalerci di energie rinnovabili. Ma soprattutto ai nostri vigneti non chiediamo nulla di più di ciò che le viti possono darci. Siamo convinti che dare ascolto significhi capire la natura e non sottometterla, non forzarla mai. Questo genera piacere e benessere anche in noi, nelle nostre vite”. Poco dopo esce spontanea la frase, in controtendenza rispetto a chi parla solo di annate: “Personalmente la soddisfazione più grande che traggo da questo lavoro è passeggiare tra i vigneti e accompagnare chi ci viene a farci visita”.