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Cosa abbiamo imparato dalla questione parity rate?

26/05/2023

Niente come l’affaire parity rate ha concretamente insegnato agli albergatori quanto sia importante integrare tutte le attività dell’hotel al servizio di una strategia integrata e di obiettivi comuni. Nell’agosto 2017 il Senato della Repubblica italiana ha approvato il cosiddetto ddl Concorrenza. Con il via libera del Senato, dunque, il Parlamento ha approvato in via definitiva il provvedimento. In pratica, il disegno di legge approvato dal Governo nell’aprile 2015, è diventato legge. Da allora gli hotel hanno avuto diritto a tutti gli effetti, come già accadeva in Francia, Germania e altri paesi europei, di offrire la loro tariffa svincolati dalla parity rate imposta dalle OTA. La parity rate era, di fatto già morta. Con l’approvazione della legge è stata definitivamente sepolta, con grande entusiasmo da parte degli albergatori.

Un grande risultato che però avrebbe dovuto rappresentare uno stimolante punto di partenza, non certo un punto di arrivo. E che sta a dimostrare che il Revenue management va ben oltre la semplice gestione del prezzo. Nel giro di poche ore, infatti, si è letto di tutto. Dalla sconfitta delle OTA a una nuova era di rivincita per il mondo dell’hotellerie fino a prenotazioni online in crescita esponenziale. In realtà non basta (e infatti, a distanza di tempo, possiamo dire che non sia bastata) la modifica di una norma per cambiare le regole di mercato. Di conseguenza, agli hotel non è bastato abbassare il prezzo sui propri siti web. La visibilità che le OTA hanno acquisito nel corso degli anni, non è infatti stata scalfita da una semplice disparità di prezzo. Senza tenere conto del fatto che non le OTA stesse non hanno esitato a prendere provvedimenti per rendere i propri portali, che già registravano performance di tutto rispetto, ancora più attraenti agli occhi dei turisti proprio tenendo conto delle nuove regole. 

Non sottovalutiamo il fatto che le OTA godono di grande credibilità da parte dei turisti e, nove volte su dieci, grazie agli ingenti investimenti in campagne online, sono posizionati ai primi posti tra i risultati di ricerca sul web. L’hotel indipendente (ma anche la piccola catena) è in grado di provare a fronteggiare il fenomeno curando la SEO, l’advertising e l’autorevolezza del sito? E anche ammesso che lo fosse, è poi in grado di trattenere gli utenti sul proprio sito e di portarli alla prenotazione in maniera altrettanto semplice, veloce e accattivante? Mettiamo che l’utente, grazie ad attività di web marketing all’avanguardia o a un evento assolutamente fortuito, riesca ad arrivare sul sito e a leggere le proposte tariffarie messe a disposizione, riuscirà poi a navigare e a trovare tutte le informazioni con facilità e da tutti i dispositivi?

Se anche la risposta dovesse essere affermativa, la criticità successiva è rappresentata dal booking engine, che deve essere flessibile, veloce e intuitivo. A distanza di tempo, niente come l’abolizione della parity rate, vista come panacea di tutti i mali, ci ha insegnato che la sola gestione del prezzo non è sufficiente e che per migliorare le performance e conoscere meglio gli ospiti è indispensabile mettere in comunicazione i vari reparti fra di loro. Il prezzo finale non è che il risultato del confronto di numerosi dati e attività. E il prezzo non può essere giusto senza queste sinergie.


Martina Manescalchi

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